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me too 

 #MeToo #quellavoltache #balancetonporc... sono parole diverse ma hanno tutte lo stesso significato: sono stata molestata.

 La forza di questi hashtag è stata la loro condivisione. Hanno aiutato donne in tutto il mondo a condividere esperienze di molestie sessuali. Di ogni genere. 

 Le molestie sono una questione di potere: ti molesto perché posso, perché so che non dirai niente, perché sono in una posizione privilegiata.

 Dal 2017 in poi però questa convinzione è stata totalmente sradicata nel momento in cui, davanti a una tastiera, le vittime hanno iniziato a raccontare, facendo aprire gli occhi a tutt∂ sul fatto che le molestie non solo ci sono, ma sono sempre esistite e accettate...

 Non se n'è mai parlato perché i molestatori erano molto bravi a far loro capire che non sarebbero state credute, che altre le accettavano "senza fare storie" e che avrebbero avuto delle ripercussioni peggiori se lo avessero raccontato. 

 Quegli hashtag sono stati utili a far capire che quelle erano solo parole. E sono stati rafforzati dal fatto che molte donne del mondo dello spettacolo li hanno usati, facendo dei nomi. E così si è scoperto che uomini insospettabili e, guarda caso, di grande potere, in realtà erano molestatori seriali.

Da allora, ogni uomo ha paura di essere considerato tale. Tanto per chiarire (e lo fa molto bene Irene Facheris in "Parità in pillole"), si tratta di un equilibrio tra intenzione ed effetto. 

Se intenzione ed effetto coincidono, è ben chiaro chi è un molestatore e non lo è.

Se l'intenzione è di molestia (tipo catcalling, ovvero, per esempio ti fischio per strada per farti capire che ti posso fare ciò che voglio) e l'effetto no (lei lo considera un complimento), allora stai dando ragione al patriarcato e davvero lui può fare di te ciò che vuole.

Se invece l'intenzione non è di molestia e l'effetto si, dire "Non hai capito, io l'ho fatto con le migliori intenzioni" non è scusarsi, ma solo dirmi che io ho frainteso e tu sei innocente... molto meglio dire che c'è stato un eccesso di confidenza, perché, come appunto scrive Irene Facheris: I comportamenti vanno sanzionati a prescindere dalle intenzioni, l'intenzione è un aggravante... I comportamenti, però, non le persone...

Per capire meglio tutta la questione, in questo post analizziamo i casi di #MeToo conclamati

 

LINK

Irene Facheris - "Parità in pillole"

 

harvey 

 "HARVEY"(Emma Cline, 2020, Einaudi) è il racconto della giornata di Harvey Weinstein prima della sentenza in tribunale relativa al processo #MeToo in cui è accusato di molestie sessuali da molte donne.

 È convinto che sarà prosciolto perciò chiama i suoi collaboratori per fissare interviste con la stampa e programmare appuntamenti per la produzione del prossimo film.

 Nel lento scorrere della giornata però si accorge di essere sempre più solo in quel sontuoso palazzo (da cui non può uscire a causa della cavigliera elettronica) e che c'è qualcosa che non si compra: la libertà. 

 Provò un dispiacere ben noto, come la tristezza di quando, da piccolo, sentiva avvicinarsi la conclusione di un film, sapendo che presto sarebbe finito tutto, sapendo che presto sarebbe tornato alla dura realtà del mondo. Nel cinema si accendevano le luci, rivelando i popcorn caduti sotto le sedie, le tappezzerie lise, gli spettatori che raccattavano i cappotti scadenti. Perché Harvey non poteva stare così per sempre? 

 Emma Cline rimane distaccata dalla vicenda: ricordi e visioni ci fanno comprendere il contesto, ma lei non lo racconta esplicitamente e non si schiera. Chi si aspetta di comprendere di più il caso #MeToo ne rimarrà delus∂. 

 

 

bombshell

 

 Molto più significativo è il film "Bombshell - La voce dello scandalo" (2020, Jay Roach).

 Megyn Kelly (Charlize Theron) e Gretchen Carlson (Nicole Kidman) lavorano entrambe per Fox News: una è la principale anchor woman, che modera dibattiti politici, l'altra è relegata alla televisione del mattino.

 Quando va a lamentarsi, viene licenziata. Gretchen allora accusa Roger Alles (John Lithgow), il direttore di rete, di averla molestata: non solo, dice che quello è il suo comportamento normale, con tutte le donne... e, per coloro che non si sottomettono, c'è il declassamento. Oltre a questo, fa indossare tacchi e gonne corte, mette le scrivanie trasparenti per poter sbirciare le gambe e fa battute sessiste.

 Dice che lo proverà in tribunale, ma inizialmente fatica a trovare colleghe disposte a parlare. Finché la giovane Kyla Pospisil (Margot Robbie) trova il coraggio di dire come ha ottenuto la sua promozione. E anche Megyn potrebbe testimoniare...

 Il cast si avvale inoltre della presenza di Kate McKinnon, Bridgette Lundy-Paine, Jennifer Morrison, Connie Britton, Ashley Greene, Alice Eve, Liv Hewson, Allison Janney, Nazanin Boniadi, Tricia Helfer , Alanna Ubach, Holland Taylor, Madeline Zima, Brooke Smith e altre attrici. Ed è il loro esserci, più che i loro ruoli, ad avere un profondo significato. Sono tutte presenti per dire che loro non sono d'accordo con questa presa di potere e che questo è il modo che hanno per far sentire la propria voce e la propria vicinanza a chi ha subito molestie.

 La storia del film è infatti ispirata al vero caso contro Roger Alles.

 Ps: Per approfondire il tema ricordo che anche il serial "The morning show" parla di molestie all'interno di un network televisivo.

 

 

 

 

 

Coinquilin* di antinnocenza: