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Interrogatorio

di Natale

 

 

 

 

 

 

 

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 La dipendenza affettiva è un problema di coppia.

 Coppia di amanti, di parenti, di amic3, ma di coppia, perché in realtà è una co-dipendenza in cui si riversa un∂ sull'altr∂ le proprie ferite affettive.

 Un∂ esercitando un potere: "tu devi essere come voglio io e per emergere ti schiaccio"... non per crudeltà, ma perché il disprezzo verso se stess∂ è talmente alto da pensare che rivolgerlo al di fuori aiuterà a soffrirne di meno.

 L'altr∂ sottomettendosi: "io faccio ciò che vuoi basta che non mi lasci"... non per servilismo ma perché il bisogno di farsi amare l∂ rende capace di sopportare qualsiasi umiliazione.

 Insieme, queste due persone si fanno del male perché i loro bisogni si incastrano perfettamente e così diventano dipendenti fra loro, esattamente come accade con le sostanze tossiche.

 Ci sono amori felici, ci sono amori infelici e ci sono storie come certi quadri appesi: tutti le vedono storte, tranne i due abitanti della casa. Storie che non hanno nulla a che fare con la felicità, e soprattutto con l'amore.

 Questa metafora introduce ognuno degli episodi di "PROPRIO A ME - STORIE DI DIPENDENZE AFFETTIVE", un podcast di Selvaggia Lucarelli (2021, Chora Media).

Avrei voluto recensirlo subito, visto che lo stavo seguendo ascoltando immediatamente ogni puntata. Ma non ho potuto. Perché riconoscevo pezzi di vita vissuta in ogni puntata e non riuscivo a essere obiettiva. Ora ci riesco perché ho capito ed elaborato. Ho capito che non si tratta di persone sbagliate ma di relazioni sbagliate... di incastri che appaiono perfetti ma in realtà sono letali.

La stessa Selvaggia, e poi Federica, Rita, Viviana, Max e Laura raccontano tutt3 la stessa storia.

Un passato non troppo felice e una persona che arriva e ti sconvolge la vita. É subito passione travolgente e le parole "amore" e "per sempre" che arrivano troppo presto... è tutto idilliaco all'ennesima potenza... è estasi pura.

Poi arriva uno screzio, qualcosa di totalmente insignificante, ma che ti crea una crepa.

Da quel momento inizia la codipendenza, un continuo saliscendi tra vette altissime e scontri durissimi, in cui non ci si vuole lasciare in nome di quell'estasi iniziale ma dove la felicità non esiste più ed è solo un continuo e a volte pericoloso stare male a vicenda.

Fino a cadere in un abisso che sembra interminabile... e poi un giorno, arriva una via d'uscita, in modo apparentemente insignificante ma definitivo.

Ogni storia ha contorni diversi, ma la situazioni e le emozioni vissute sono identiche. Talmente identiche che se le stai vivendo ti volano addosso come un treno in corsa. Ecco perché nell'ultima puntata la psicologa Ameya Canovi spiega come riprendersi dalla sensazione, il perché si diventa dipendenti affettivi e il perché succede "proprio a me".

 

 

 Se ti riconosci in queste storie, è inevitabile poi leggere il libro "CREPACUORE" (2021, Rizzoli) di Selvaggia Lucarelli. Lo è perché se ti concentri su una di quelle che hai ascoltato, una sola, forse potrai capire come guarire... o com'è guarita lei e prenderne esempio.

 L'unico modo è fare i suoi stessi passi passi, tutti.... perché le relazioni tossiche sono tutte uguali e chi è dipendente affettivo deve vivere ogni passaggio, o non guarirà.

 In questa recensione perciò non ti racconterò la storia di Selvaggia... l'ha già scritta lei nel modo migliore possibile... ma proverò a spiegarti la sensazione dietro le sue parole... quella che, se ci sei passat∂, sai vedere tra le lettere e i segni di interpunzione del libro.

 Perché si accetta una relazione tossica? Perché hai imparato, nei litigi di famiglia, che le discussioni possono esserci anche tutti i giorni, ma poi non ci si lascia mai. Quindi sei dispost∂ quasi geneticamente ad accettare di compiacere sempre e solo l'altra persona, pur di saziare la tua fame d'amore.

 Quando ti accorgi che qualcosa non va, e te ne accorgi presto, fai finta di niente. Pensi di essere tu la persona sbagliata e imperfetta e il tuo tempo diventa una continua rincorsa a quella perfezione, travolgendo tutto quello che trovi sul tuo cammino: lavoro, amic3, famiglia... e nel frattempo accetti follie ossessivo-compulsive, frasi cattive e occhiate di disprezzo, come se non fossero riservate a te ma alla tua gemella maldestra che ti siede al fianco.

 A volte ti sembra di afferrarla quella situazione di "coppia perfetta", di averla raggiunta, di essere riuscit∂ a fare finalmente la cosa giusta e vedi la felicità nei suoi occhi... ma non può essere felicità perché basta un fatto innocuo, talvolta anche un aggettivo sbagliato per ragioni insondabili e il vento gira all'improvviso nella direzione opposta. 

 Da quei momenti si esce solo litigando... e il vero motivo per cui litighi è l'incredulità.... quella del passaggio repentino dall'essere l'amore della sua vita a un fastidioso e inutile insetto da scacciare nello spazio che va dalla colazione alla cena... Quindi si litiga, ci si  lascia, ma poi si ricomincia... perché siete in due ad essere drogat3 della vostra relazione e a smettere non ci si riesce, la prima volta... spesso neanche la seconda o la terza o la quarta...

A smettere ci si riesce quando tocchi il fondo...  quando tu, dipendente affettiv∂, in un momento a caso tra i tanti capisci che di te non è rimasto niente. Che è riuscit∂ a toglierti tutto quello che ha sempre fatto di te quell∂ che sei. Le relazioni tossiche hanno una peculiarità: si interrompono sempre quando accade qualcosa di così tangibile, di così irrimandabile da non poter più girare la testa dall'altra parte.

E per guarire devi fare come ho letto nel libro di Christiane F riguardo la dipendenza dalla droga, ovvero contorcerti nel dolore: Non so se è l'inevitabile chiusura di un cerchio o la tracimazione di una diga che viene giù definitivamente, ma la fine di una relazione tossica, nel suo primo stadio, è un lutto senza riposo. 

Una volta asciugate le lacrime, sposti lo sguardo e per fortuna la vita riprende a scorrere al tuo naturale ritmo molto velocemente: La nostra relazione era stata una sorta di fungo infestante, aveva invaso ogni singolo ramo, radice, foglia, frutto della mia esistenza. Estirpato dalla pianta, i primi  germogli erano spuntati fuori subito.

In realtà non sai se sei guarit∂, ma hai di certo imparato a proteggerti... e così è più facile incontrare sulla tua strada una persona "che ti fa del bene" e con cui costruire una felicità vera.... Una felicità fatta di crescita e, soprattutto, di riconoscenza.

 

LINK UTILI

"Christiane F - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino"

 

Coinquilin* di antinnocenza: