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 "Giornata dell'amore"

 

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 Dentro ci sono tutti gli elementi classici: edifici infestati da strane presenze, possessioni demoniache, vampiri, mostri umani, fantasmi, zombies, serial killer...non manca nulla. Nemmeno una dose abbondante di sesso e violenza espliciti. E di colpi di scena. Nonché una colonna sonora capace di mescolare passato e presente, con performances live e ritornelli inquietanti che non ti escono dal cervello (come la sigla di testa...o "Dominique" di Soeur Sourire in stagione 2).

 Ma il vero colpo di genio dei suoi ideatori, Ryan Murphy e Brad Falchuk, consiste nello scritturare sempre gli stessi attori e costruire ogni stagione attorno a un tema differente. Questo permette a Evan Peters, Denis O'Hare, Frances Conroy, Lily Rabe, Sarah Paulson, Emma Roberts, Finn Wittrock, Leslie Grossman, Adina Porter, Dylan McDermott, Billie Lourd e Cody Fern di ricoprire una diversa gamma di ruoli. E le loro performances sono sempre impeccabili e sorprendenti.

 Accanto a loro, tre star cinematografiche del calibro di Jessica Lange, Kathy Bates e Angela Bassett, che danno spessore al tutto, e special guest che appaiono per un'intera stagione o per un solo episodio (o fotogramma): tra loro, Naomi Campbell, Lena Dunham, Joan Collins. Macaulay Culkin, Kaia Gerber.

 Curatissimi i costumi (più il personaggio è inquietante, più spesso indossa haute couture), le scenografie (chiamarle claustrofobiche è minimizzare) e le riprese (con inquadrature che devono sembrare fittizie, o televisive, o girate molti anni prima).

 Altro merito della coppia è quello di mescolare abilmente realtà e fantasia, per cui ad eventi assolutamente impossibili si affiancano fatti realmente accaduti, con richiami musicali e cinematografici (nonché personaggi di altre stagioni del serial) che entrano a far parte della storia come ne fossero la prosecuzione naturale.

 Il più delle volte non ci accorgiamo nemmeno della differenza tra vivi e morti, altre siamo aiutat3 da effetti davvero speciali (in stagione 6, per esempio, la spettralità di Edward Mott è resa dalla magnifica trasformazione, che dura solo pochi istanti, del suo volto in un cranio a orbite vuote).

 "American Horror Story" fa dunque pensare e riflettere su ciò che temiamo davvero, concludendone spesso che i "cattivi" stanno solo nascondendo dolore e sofferenza, mentre i "buoni" sono capaci delle nefandezze più atroci.

 

 

 

 

 

  

 

 

 Stagione 1. MURDER HOUSE. 

 Ben Harmon va a vivere con moglie e figlia a Los Angeles, in una vecchia casa ristrutturata.

 Non sanno che le anime di coloro che morirono in quel luogo sono ancora in giro e che i vivi che li avvicinano (come le vicine di casa e la domestica) nascondono dei terribili segreti.

 Una classica storia horror sulla casa infestata, ben fatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Stagione 2. ASYLUM. 

 Briarcliff è un manicomio, diretto da monsignor Howard e suor Jude.

 Lana Winters, una giornalista, si intrufola per intervistare il serial killer Bloody Face, ma viene ricoverata come paziente e sottoposta a terribili torture.

 Qualcosa di più spaventoso sta però per arrivare a turbare le anime di tutt3.

 Questa è una delle mie stagioni preferite... la prima che ho visto e che mi ha convinta di quanto questo serial sia potente e da non perdere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Stagione 3. COVEN.

 A New Orleans esiste l'Accademia Robichaux per Ragazze Eccezionali, ovvero con poteri magici.

 Molte di loro ambiscono a diventare Suprema, ma ci sono le donne che vivevano lì in passato da combattere.

 Le streghe di "American Horror story" sono sicuramente le più fashion mai viste e si avvalgono anche della collaborazione della "fata madrina del rock" Stevie Nicks.

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 Stagione 4. FREAK SHOW.

 Elsa Mars è sempre a caccia di nuovi "mostri" per il suo circo, ma quando un ricco ragazzo viziato vuole comprare alcuni di loro, e a lui si unisce un serial killer travestito da clown, i circensi sono costretti ad uscire dal loro tendone.

 Palesemente ispirata al film "Freaks" (Tod Browning, 1932), questa stagione ci ripropone il dubbio se i veri mostri siano quelli con difetti fisici ma dal cuore d'oro o quelli fisicamente perfetti ma con la mente disturbata.

 Superiore alla bravura di Sarah Paulson nel ruolo delle gemelle siamesi c'è solo l'omaggio di Jessica Lange a David Bowie e di Evan Peters a Kurt Cobain.

 

 

 

 

  

 Stagione 5. HOTEL.

 Il Cortez è un albergo di lusso dove si aggirano più creature soprannaturali che umane.

 La donna che abita nell'attico, la Contessa, è in grado di resuscitare i morti e trasformare i vivi in vampiri; invece il proprietario, John Patrick March, ha dei delitti da portare a termine, sebbene sia defunto.

 Al cast si unisce Lady Gaga, che qui può sfoggiare i suoi stravaganti look e arrivano anche alcuni personaggi della stagione 3.

 

 

 

 

 

  

 

 Stagione 6. ROANOKE.

 Due giovani sposi, Shelby e Matt, vanno a vivere in una villa abbandonata in un bosco. Essi avvertono però intorno a loro delle presenze che sembrano provenire da un'altra epoca, quindi l'uomo chiama ad aiutarli la sorella Lee, psicologa criminale.

 La loro avventura diventa l'oggetto di uno show in tv che, visti gli ascolti, viene proposto per un sequel con gli stessi attori che ne faranno un live reality.

 Il riferimento è a film come "The Blair witch project" ma, a mio parere, questa è la stagione più debole dell'intera serie.

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 Stagione 7. CULT.

 Donald Trump viene eletto Presidente degli Usa: alcuni sono disperati, altri festeggiano. Tra questi ultimi c'è Kai, che approfitta della situazione creatasi per fare carriera in politica, mentre tra i primi c'è Ally, le cui fobie tornano prepotenti.

 Stavolta i mostri non sono vampiri o strane creature, ma fratelli, amici, amanti e vicini di casa, le cui convinzioni politiche li portano all'eccesso.

 Il serial riprende quota grazie alla multiforme interpretazione di Evan Peters, che ci offre il personaggio più complesso e veritiero incontrato finora.

 

 

 

 

 

  

 

  Stagione 8. APOCALYPSE.

 Attacchi nucleari stanno distruggendo il mondo. L'unico riparo è l'Avamposto, dove alcuni esseri umani sono riusciti a salvarsi.

 Qualche mese dopo tra loro arriva il misterioso Michael Langdon che promette un luogo più sicuro a patto di superare una misteriosa prova...

 Grazie ad un sapiente cross-over con le stagioni 1 e 3, il serial diventa ancora più intrigante e complesso, con presenze demoniache di ogni genere.

 

 

 

 

 

 

   

 

  Stagione 9. 1984.

 Xavier, Montana, Ray e Chet decidono di partire per fare i coordinatori ad un campo estivo; a loro si unisce anche Brooke per sfuggire ad un maniaco omicida, il Night Stalker, che la perseguita.

 Nessuno di loro sa che la loro destinazione, Camp Redwood, è dove anni prima compì un massacro un altro maniaco omicida, Mr.Jingles.

 Aerobica, campo estivo e serial killer sono gli ingredienti perfetti per un classico film anni 80, che qui diventano materia di studio per il team di "American horror story", che mescola crudeltà alla spensieratezza di quegli anni.

 

 

 

 

 Stagione 10. Il titolo è DOUBLE FEATURE perché si divide in due parti ben distinte. 

 RED TIDE è la più horror delle due. Lo scrittore Harry Gardner si ritira a Provincetown per l’inverno per scrivere una sceneggiatura per una serie tv; la moglie Doris, incinta, si occuperà di ristrutturare la casa che hanno affittato, mentre la figlia Alma si eserciterà al violino in previsione di un’importante audizione. 

 Le strade sembrano affollate di persone dall’aspetto demoniaco e i tre si spaventano al punto da voler rinunciare e tornare a New York. Ma poi Harry incontra un drammaturgo e una scrittrice, che gli rivelano che la città è il posto ideale per creare opere destinate a suscitare fama e celebrità, a patto di prendere una certa pillola nera e avere talento. Pillola che ha effetti collaterali alquanto vampireschi.

 DEATH VALLEY invece sembra un incrocio tra “Visitors” e “Alien”. Tratta infatti di un patto stipulato da Dwight Eisenhower con gli alieni pur di avere una tecnologia che porti gli Stati Uniti alla guida del mondo. 

 Questo patto, tramandato di Presidente in Presidente, serve a dare tempo agli alieni di trovare la madre perfetta che tramanderà la loro specie. Sono quindi molte le persone che scompaiono per ricomparire dopo aver partorito o non ricomparire affatto. Finché l’esperimento non coinvolge quattro amici che vogliono passare le vacanze senza telefonini né computer.

 

 

 

 

 

 

 Stagione 11. NYC. Ovvero New York City, primi anni ‘80. Il “cattivo” della storia prende il nome di “Big Daddy” ed è un uomo alto e muscoloso, coperto da una maschera di pelle, che si aggira in ogni inquadratura, pronto a uccidere. Ma non si tratta di un vero assassino, ma dell’Aids. 

 La serie si muove infatti fra gli omosessuali della città: il poliziotto Patrick (che fatica a fare coming out al lavoro), il giornalista Gino, il ricco Sam, il fotografo Theo… ma ci sono anche il giovane Adam e la dottoressa Hannah, che sta studiando questa strana malattia che sembra colpire animali e persone. In più, c’è anche un vero serial killer…

 “NYC” non è semplice da guardare: non è l’horror che ci incuriosisce e ci diverte a cui siamo abituati. Qui la sofferenza è vera….  

 Ps: Mi ha ricordato il film “The normal heart”, diretto nel 2014 da Ryan Murphy, uno dei produttori di “American horror story”... da vedere, ma prepara tanti fazzoletti perché se durante questa stagione hai pianto, in quel film le lacrime sono irrefrenabili

 

 

 

Coinquilin* di guardopenso: