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 Vorremmo pronunciare parole che entrano nella storia e che le generazioni continueranno a ripetere.

 Nel 2017, il regista Julian Rosefeldt crea un film ambizioso che si basa su questo desiderio.

Sono segmenti che s'intersecano l'un l'altro, senza un continuum né il proseguire di una vicenda, in cui Cate Blanchett cita il Manifesto del Partito Comunista, Dogma 95, le definizioni di futurismo, dadaismo, pop art, surrealismo....

Cate è un barbone, è una broker di Wall Street, è una mamma single che prepara la colazione e poi va ad occuparsi di una macchina tritarifiuti, è una casalinga devota, è un'attrice, è una dirigente che parla a una festa, è a un funerale a leggere un'orazione, è la coreografa di uno spettacolo teatrale, è davanti a una telecamera a leggere il telegiornale (ma è anche la donna del meteo), è una maestra, è un'artigiana di pupazzi e marionette. 

Cate Blanchett è tutt∂ noi e pronuncia parole scritte per convincerci e per motivarci. 

"Manifesto" le mette insieme per farci comprendere come sia semplice dettare le regole, ma come vivere sia complicato e per chiederci se certi modi di pensare siano eterni o scomparsi col movimento che rappresentavano e se tutt∂ noi enunciamo un manifesto ogni volta che apriamo bocca (e quanto vorremmo che lo diventasse davvero).

Non sono di certo riflessioni semplici, ma è anche questo ciò che rende cinema e arte comunicatori di cultura, perciò avvicinati a quest'opera con occhio e orecchio attento. Ti stupirà.

Coinquilin* di guardopenso: