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 Gillian Flynn è una delle scrittrici migliori che io conosca: ho divorato "Gone girl" e "Dark Places" con le loro infinite sfaccettature. Lei ti porta in luoghi della mente femminile dove quasi nessuno ha il coraggio di andare, con una semplicità di linguaggio incredibile e avvincente.

 

Quando perciò ho saputo che dal suo primo libro, "Sharp objects", è stata tratta una serie televisiva, mi sono precipitata a vederla (ripromettendomi fin dal principio di leggere l'originale).

E, sebbene non avessi bisogno di essere convinta, nel cast ho letto tre nomi familiari: Amy Adams (che amo in tutti i suoi film, specie in "American hustle"), Patricia Clarkson (le poche scene ne "Il miglio verde" sono sufficienti a capire quanto sia brava a passare dall'inferno al paradiso e risultare credibile) e Chris Messina (già con Amy in "Julie & Julia"). Ad essi si aggiunge quello del regista Jean Marc Vallée, che ha superbamente diretto sia "Dallas Buyers Club" che "Big little lies", perfetto nello studio dell'interpretazione psicologica dei personaggi. Bingo!!

Il personaggio di Amy è quello di Camille Preaker: capiamo subito che ha degli incubi (segno di qualcosa da nascondere), che è una giornalista (il cui capo è Miguel Sandoval - già capo di Patricia Arquette in "Medium"), che beve troppa vodka e che in macchina ascolta del buon rock'n'roll. Quando viene mandata a Wind Gap, suo paese natale, per scrivere un articolo su due ragazzine scomparse, risulta chiaro che dovrà affrontare il passato che l'ha ridotta così, specie per quanto riguarda la dispotica madre e le sorelle (una defunta e l'altra - Eliza Scanlen, da tenere d'occhio - adolescente).

Con la Flynn tutto non è mai come sembra, quindi, a ogni strato di verità, che viene scoperto, ne corrisponde uno nascosto ancora più inquietante. Fino alla fine. All'ultimo fotogramma.

 

Coinquilin* di guardopenso: