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 Uno dei miei ricordi preferiti dell'infanzia sono le serate "a prendere il fresco" in un posto magico.

 Ci si andava in macchina tenendo il tettuccio aperto e quando si arrivava per terra c'era il fieno appena tagliato che mi faceva solletico alle caviglie.

 Tutto intorno, tante casette da cui uscivano musica e risate...e poi ce n'era una da cui usciva un profumo inebriante.

 Bastava mettersi in fila alla cassa, pagare, ottenere un bigliettino colorato e aspettare. E, ad un certo punto, dal lavorio di tutte quelle persone vestite di bianco e sporche di farina, le cui mani impastavano avidamente o impugnavano attrezzi con cui tagliare i quadrati d'impasto e i cui capelli odoravano di fritto, arrivava un sacchetto di carta bianco bollente con macchie d'unto.

Ecco perché amo il gnocco fritto. Perché è il simbolo della mia zona, della mia terra. Ogni vittoria politica, ogni festicciola (mia laurea compresa), ogni evento, porta sempre con sé un sacchetto di gnocco fritto. É la fratellanza, un successo che coinvolge vincitori e vinti, non solo chi sta in prima linea... alla fine, qualunque disputa si risolve davanti al gnocco fritto.

Lo scrive anche Giuseppe Caliceti nel libro "Pubblico/privato 01; diario online dello scrittore inattivo" (2002, Sironi): Appena arriva l'estate e sbocciano Feste dell'Unità per tutta la pianura, io mi precipito: lì c'è LO gnocco fritto migliore. LO, perché è maschile - è una delle prime cose che ti insegnano a scuola, dalle nostre parti. É lì che resiste la faticosa identità del popolo della sinistra emiliana: nella cucina. Quando prendo LO gnocco esagero sempre col numero dei pezzi. Tutto calcolato. Me ne faccio rimanere un po' per la mattina dopo. Per "pocciarlo" nel caffè e latte della colazione. Per chi non è di Reggio questo misto di Dolce & Salato è un insulto al Buon Gusto e al Galateo del Palato.

Ovviamente lo faccio anche io... lo poccio pure nel tè!!! LO gnocco è talmente insito nel mio Dna che per il mio futuro avevo due idee: diventare scrittrice o friggitrice professionista di gnocco. Il fatto che io stia qui a scriverne significa che ho trovato il modo per coniugare le mie passioni.

Ma i tempi cambiano quindi è tempo di sdoganare la nostra cucina e di trasformare le pietanze delle rezdore in qualcos'altro...che non significa stravolgerle, ma proporle in abbinamenti innovativi.

Se vogliamo procedere per gradi, direi di iniziare con le presentazioni insolite. Riempiamo il gnocco fritto di robiola ed erba cipollina prima di friggerlo (mia nonna ci metteva le sottilette). Ne cambiamo dimensioni e forma, rendendolo di volta in volta più accattivante. Io lo amo il mattino dopo, nel tè o nel latte... fa tutte quelle belle macchie di unto.

Uno scalino più su e lo troviamo nella cucina degli chef. E il primo di essi non può che essere Massimo Bottura, colui che porta la gastronomia emiliana nel mondo, il quale nella sua Osteria Francescana prepara la spuma di mortadella e la serve con gnocco croccante alla farina di ciccioli. A cui segue Daniel Canzian, che per un aperitivo lo propone con lardo e lamelle di porcino fresco. 

E ancora oltre? Il nulla. Perché niente può battere "al gnoc col persut o col salam"...nulla. È come un nirvana...raggiungibilissimo però ;)

 

 

Coinquilin* di mangioscrivo