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la retta via 

 "Segui la retta via e non sbaglierai mai, ti porterà dritto in Paradiso". Quante volte ce lo siamo sentito dire?

 

 Dal mio diario, in data 17 marzo 1994: 


 I miei hanno parlato ieri sera, mentre ero fuori, e sono preoccupati per me perché da quando sono tornata dalle ultime vacanze ho raffreddato i rapporti con loro e temono io finisca in esaurimento nervoso.

 Voglio che tu sappia, diario, che anche le volte che faccio qualcosa che non è proprio giusto, non sto diventando una pazza furiosa.

 Non ho perso il cervello, non l'ho lasciato in vacanza. Ma questo sembra non l'abbia capito nessuno, tranne le mie amiche.

 Ho un sacco di cose per la testa e i miei non mi possono aiutare, possibile che sia tanto difficile da capire??? Gli esami li devo superare io e anche al resto devo pensarci io. Nessuno può aiutarmi su cosa penso e cosa provo, tranne me stessa. Ti giuro, arrivo al giovedì che non ce la faccio più, che sono uno straccio morto, che se sto solo anche un altro giorno senza uscire e sfogarmi crepo.

Non mi sembra di essere poi tanto ingiusta. Per una volta che mi faccio gli affari miei, dopo tutta la vita che faccio la brava e la comprensiva per compiacere al prossimo, perché nessuno lo capisce? Perché non posso godermi un pochino di felicità che mi scavo così a fatica nel weekend?

A che cazzo serve "la retta via" se poi mi porta solo infelicità, sofferenza e soprattutto sottomissione?? Se sto sulla "retta via" tutti mi mettono i piedi in testa continuando a pretendere favori da me, ringraziandomi per il mio altruismo; se non ci sto, mi metto contro l'intero universo, ma alla fin fine faccio quello che mi pare e la gente mi rispetta sul serio. Allora: 'FANCULO RETTA VIA!!

Sono sempre stata "tardiva" nelle esperienze della vita per cui la crisi adolescenziale l'ho avuta a quasi 22 anni.

Non è stato facile. Tra università e amiche stavo più fuori casa che dentro...ovvero il contrario di ciò che avevo fatto fino a quel momento. Ma non facevo niente di male: ascoltavo molto rock, qualche volta bevevo di più o mi fumavo qualche canna, mi piaceva un tipo e avevamo una storia di cui nessuno sapeva niente... e basta.

Solo che le volevo vivere queste cose: mi ero fatta un esame di coscienza approfondito e avevo capito che in fondo non stavo ferendo nessuno, né fisicamente né moralmente, per cui potevo permettermi di far felice qualcuno: me stessa.

E lo sapete cosa è successo???

Niente di male. Mi sono presa i miei tempi, mi sono laureata, ho vissuto serate memorabili, ho recuperato alla grande il rapporto con la mia famiglia e non mi è venuto nessun esaurimento nervoso.

I confini della retta via sono più ampi di quelli che crediamo... 

Coinquilin* di mentecorpo: