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Quest'estate in un paese accanto al mio, Bibbiano, è scoppiato uno scandalo in cui sono stati coinvolti bambini, psichiatri e istituzioni pubbliche: affidi forzati, maltrattamenti e torture. Ci siamo stupiti tutti, ma per il motivo sbagliato: non per la gravità dei fatti (a cui purtroppo siamo abituati vedendoli spesso in tv) ma perché è capitato "agli insospettabili vicini di casa". L'indignazione ovviamente non deve mancare, ma bisogna cambiare l'obiettivo: non verso i colpevoli (non spetta ai cittadini condannare senza avere gli strumenti, o ritorneremo presto all'epoca delle pietre e dei forconi per cacciare l'orco), ma verso l'infanzia violata e calpestata. Così, mentre aspetto che la giustizia faccia il suo corso, ho pensato fosse meglio ricorrere ad alcuni libri che possano aprirmi meglio la mente su problematiche tanto delicate, in modo da ragionarvi con cognizione di causa e farmi un'idea corretta in proposito, e mi sono rivolta alla letteratura-realtà di veri esperti: lo Spotlight team e Torey L.Hayden.

 

Lo Spotlight team è un gruppo di giornalisti del Boston Globe che, molto coraggiosamente, portò alla luce il caso di pedofilia da parte di alcuni preti, indagando anche sul fatto di come questi soggetti pericolosi fossero trasferiti in altre parrocchie, le famiglie coinvolte messe a tacere e i giudici dei processi comprati, pur di nascondere tutto. L'insabbiamento ha consentito a questi sacerdoti di continuare a violentare bambini e ai piccoli di sentirsi in colpa per non aver fatto altro che fidarsi. La figura religiosa è infatti la più vicina al mondo infantile, al di là di parenti e amici: è colui che ti insegna la buona parola di Gesù, che ti permette di giocare nel campetto della Chiesa e che organizza merende e gite super divertenti. Nessun bambino si aspetta che tutto questo diventi violenza fisica e, quando accade, la accetta perché non sa come affrontarla e per proteggere altri dallo stesso trattamento, finché qualcosa dentro di loro si spezza. Prima il silenzio. Poi reazioni strane: tremori inconsulti, casi di epilessia e di svenimenti, rabbia immotivata. Infine, il pianto inconsulto e le accuse: "Non lo voglio qui. Non voglio che mi faccia quelle cose al pisello". A quel punto spetta ai genitori decidere di affrontare prima la comunità, accusando qualcuno di così amato come il prete, e poi il clero ed il sistema giudiziario;  farsi credere, o anche solo ascoltare, non è facile. E mentre succede tutto questo, i bimbi devono salvarsi da soli e convivere con le turbe della loro psiche violata: a volte ci riescono, altre no, portandosele dietro fino all'età adulta: A livelli diversi, chi tra noi è sopravvissuto ha cominciato a guarire. Abbiamo ripreso possesso dei nostri sogni, studiato, messo su famiglia, lavorato, persino trovato consolazione nell'osservanza spirituale. Ma non possiamo sfuggire agli effetti dei tradimenti commessi contro di noi nel nome di Dio. Si sono insinuati in modo irreparabile nella trama stessa di ciò che siamo diventati. Quel tradimento potrà non essere perseguibile per legge, ma il suo impatto non cadrà mai in prescrizione. E nessuno ha il diritto di dimenticarlo.

Leggendo il libro ci si rende conto di queste situazioni terribili e, come se non bastasse, ci sono anche i documenti relativi ai preti che, accusati, non ritengono di avere nulla di cui scusarsi. e dei loro spostamenti compiuti dalla curia, ovvero una traccia di crimini che si muove, legalizzato, in tutto il Paese. Un libro di denuncia forte e vero.

  

Torey L. Hayden è la maestra dei piccoli con problemi: nella sua classe speciale arrivano i bambini che non riescono ad adeguarsi alle regole di comportamento delle normali aule scolastiche. Ha scritto molti libri sull'argomento, ma il primo, quello che mi ha colpito al cuore, è stato "Figli di nessuno", direi perfetto per affrontare la tematica, visto che parla di bambini con problemi fisici e morali. Si tratta di violenze in ambito familiare che lasciano ai piccoli gravi traumi: i colpi al cervello impediscono un corretto apprendimento e li rendono iperattivi o troppo calmi (gli occhi vitrei, quasi morti). A volte il trauma è talmente particolare che non sembra nemmeno che il comportamento dei bambini dipenda da quello: appaiono solo come particolarmente capricciosi e/o annoiati. Le cellule cerebrali non si rigenerano per cui il corpo trova vie alternative: ecco perché chi subisce colpi ripetuti alla testa difficilmente potrà comportarsi normalmente. I suoi sentimenti però non sono toccati: si può essere vittime di violenza e continuare ad amare...e tutti i bambini lo fanno. Altri invece sono semplicemente sballottati da una famiglia all'altra, in affido o venduti, e diventano incapaci di intrattenere normali relazioni interpersonali per cui attaccano chiunque gli si avvicini troppo. Molto spesso, poi, l'attenzione non si rivolge a chi non reagisce in queste situazioni con la rabbia, pensando che quelli silenziosi le abbiano accettate, e invece il loro dolore è doppio perché non hanno i mezzi per sfogarsi.

Il discorso è dunque molto complesso, con implicazioni fisiche e psicologiche che nemmeno immaginiamo. L'infanzia violata è un argomento delicato e per trattarla ci vuole una profonda sensibilità ed educazione. Non tutti sono capaci di farlo. Non è una professione, ma una vocazione e una volta che la scopri non puoi tornare indietro...non ci sono soldi, carriera o amore che ti possano convincere a farlo...nemmeno il fatto di essere coscienti che certe ferite nei bimbi non si possano rimarginare. L'esperienza e i titoli sono importanti, ma non sono nulla se non si ha la tenacia per proteggere i bambini e difenderli...contro la corruzione e la burocrazia, non solo contro gli abusi fisici.

 

 

 

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