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Interrogatorio

di Natale

 

 

 

 

 

 

 

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Mi sono imbattuta in Giulia Zollino quando cercavo ispirazione per la sezione Antinnocenza. Cercavo qualcun∂ che parlasse di sesso in modo competente e serio.

Ho visto molte divulgatrici ma ho scelto lei: un'antropologa e un'educatrice che mi ha letteralmente travolto.

Ci ho messo un po' a capire di cosa si occupasse veramente, ma è tuttora fra le mie Instagram stories preferite perché la seguo sempre. Purtroppo non ho potuto vedere live il suo TED Talk, ma, qualche tempo dopo, sono andata apposta a sentirla parlare ad un festival e le ho fatto i complimenti facendomi firmare, con molto orgoglio ed emozione, la mia copia di questo libro.

"Sex work is work" parte dal presupposto che il lavoro sessuale è appunto una professione: uno scambio tra una prestazione (nessun∂ "vende il proprio corpo": esso rimane a chi lo possiede e ne fa liberamente ciò che vuole) e dei soldi, deciso di comune accordo. Tutto intorno però si è creata un'atmosfera carica di violenza, pregiudizio e stigma che annienta il rispetto per la persona e anche i suoi diritti umani, pure quelli basilari.

Giulia ha deciso di parlarne in modo semplice e chiaro perché unicamente facendo educazione e cultura si impara a non offendere e sminuire ciò che ci fa paura solo perché non lo conosciamo. 

Chi fa sex work di solito viene chiamat∂ con termini svilenti: in poch∂ usano quelle due parole che, seppure in inglese, esprimono semplicemente ciò che una persona fa, non ciò che è: il/la sex worker lavora con il sesso (in un mercato variegato, offrendo molteplici tipologie di servizi e trovando le proprie strategie per tutelare la sfera privata) esattamente come chiunque altro venda un servizio e nessuno chiama quest'ultim∂ con epiteti offensivi perché è ritenuto un lavoro dignitoso...l'altro no. E, se non è percepito come tale, non viene trattato come tale.

Spetta invece solo a chi lo fa definirne i corretti termini per parlarne. Come la tecnologia ha un linguaggio che abbiamo imparato, così dovremo fare anche col sesso. Iniziando e finendo sempre col rispetto. Il sex work non è né oppressione né emancipazione ma semplicemente un'opzione che si può scegliere per sopravvivere, consapevolmente, e niente ci autorizza a calpestare la dignità della persona che fa questa scelta. 

Nel libro si parla dunque di leggi nazionali e internazionali, di sessualità come mezzo per autodeterminarsi, di sfruttamento e tratta, di come l'immagine di chi fa sex work venga usata per giustificare un certo tipo di politica (proibizionista, abolizionista, classista, sessista, eurocentrica) e di cosa realmente significhi essere chiamat∂ "puttana" e qual è lo stigma che accompagna questo termine.

Ma, soprattutto, il libro apre gli occhi su tanti pregiudizi e stereotipi che abbiamo accumulato coi film, le barzellette e la cronaca. Parole che interiorizziamo al punto da non pensare che esista un'altra versione del sex work, quella reale.

In meno di 100 pagine, Giulia Zollino condensa anni di visioni distorte e una verità chiara, semplice e documentata. Arrivat∂ alla fine ci saranno tante domande che vi ronzeranno in testa.... ed è questo che deve accadere per abbattere uno stigma. Fatevi venire dei dubbi e non smettete di documentarvi in modo corretto e dalle persone competenti.

Coinquilin* di paroleparole: