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Interrogatorio

di Natale

 

 

 

 

 

 

 

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Quando leggiamo di un primo pugno in macchina, non pensiamo a una madre e a una figlia di sei anni.

Anche Morwenn non se lo aspettava, ma quel giorno comprende che non sarà l'ultimo.

Dominique vive sola con due figli (Morwenn ha un fratello, Gwendal) e ogni tanto, per sfogare rabbia e frustrazione, beve e usa contro di loro violenze fisiche e psicologiche. È l'unico "linguaggio" che conosce perché anche lei è cresciuta a botte e insulti e non si è mai fatta aiutare perché non ha mai ammesso con se stessa che ciò che le faceva il padre era sbagliato.

Agli occhi della bambina, la madre diventa "un mostro" che appare all'improvviso, senza nessun segnale di avvertimento, che vuole tutto e il contrario di tutto contemporaneamente e da cui non si può fuggire se non con la morte. Quando Dominique la mette sulla riva del fiume e le ordina di buttarsi, Morwenn è tentata: Dopotutto ho nove anni e posso affermare senza ombra di dubbio che la mia vita fa schifo e non migliorerà di certo. 

Ci prova, ogni tanto, a scappare, ma viene sempre riportata a casa finché, a 15 anni, dopo una bocciatura che le è costata insulti, schiaffi, una doccia gelata, la testa tenuta sott'acqua e colpi dappertutto con ciò che la madre ha sottomano, parte per Roma dove vive il padre: se la accoglierà volentieri, passerà un po' di tempo con lui, altrimenti viaggerà per il mondo occupandosi di musica, la sua unica ancora di salvezza: Non ho soldi, non ho un piano, sono troppo felice. 

Ema Stokholma (Morwenn Mogerau è il suo vero nome) scrive a scatti, come fossero flash che arrivano improvvisi alla memoria e che devono passare sulla carta prima di essere compresi e accettati dal cuore. Leggendo, senti il suo stesso dolore: sei (frustata) contenta (frustata) adesso? (frustata) 

Lo fa per chiederci di non fare come tutt∂ coloro che non vedevano o non volevano vedere: Ho voluto condividere la mia storia per dirvi di non farvi i fatti vostri

Coinquilin* di paroleparole: