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 C'è massima attenzione sul corpo, ma non sempre è quella giusta.

 Si guarda un corpo perfetto, glorificandolo e sperando che la bellezza possa aiutarci ad ottenere la felicità. 

 Si sfugge invece alla vista di un corpo imperfetto, giudicandolo.

 La mia "coinquilina" Enza ha già raccontato molto bene cosa significa valorizzare un corpo. Farlo è fondamentale, perché non esiste un corpo conforme e, soprattutto, la percezione che ognun∂ ha del proprio non corrisponde a quella che hanno gli altri.

 L'immagine che ne abbiamo cambia a seconda delle esperienze vissute e dello stato d'animo: non lo accettiamo e vogliamo modificarlo per aderire a certi standard di bellezza che poco hanno a che fare con noi.

 Il corpo invece è parte di noi: è capace di dirci che siamo felici o insoddisfatt3 prima ancora che il cervello abbia elaborato queste idee, facendoci strizzare lo stomaco, impedendo ai piedi di camminare o la bocca di parlare. Lo trattiamo come un nemico e invece è il più fedele degli amici, perché espone alla luce del sole ciò che sta chiuso dentro l'anima.

É quindi fondamentale conoscere come funziona, sia il nostro che in generale.

Ricominciamo dunque dall'inizio, come se non lo avessimo mai visto. Impariamo a guardarci e a studiarlo come ha fatto Leonardo con l'Uomo Vitruviano. Forse il nostro rapporto col corpo migliorerebbe...

 

  

 Tutto deve quindi per forza iniziare da "Siamo fatti così", una creazione del francese Albert Barillé arrivata in Italia a metà anni '80 sotto forma di fascicoli, libri e cartoni animati.

 Più semplice di ogni lezione scolastica, divertente, istruttivo... molt3 di noi hanno superato esami e interrogazioni grazie a questo gioiellino e siamo certi che quegli "esserini" abbiano quell'aspetto e si muovano così dentro di noi!!

 

 

 

 

 

  

"L'intestino felice" di Giulia Enders (2014, Marsilio Editori) mi ha incuriosita perché il mio intestino non è felice, e nemmeno irritabile: a volte è proprio inkazzato nero!!!

 La premessa alla lettura è che l'intestino non è quello che subisce le decisioni degli altri organi (cervello compreso), bensì compartecipa e a volte addirittura prende il potere. 

 Per non solo descriverlo, ma anche capirlo, Giulia Enders usa un approccio scientifico, ovvero concetti di anatomia e di nutrizione ma, per non rendere noiosa la lettura, li accompagna con esperienze di vita quotidiana e con buffi disegni. 

 Ci insegna così, in modo divertente, a conoscere meglio la cacca, il vomito, i microbi e tutto ciò che riguarda l'intestino tenue e crasso, non solo per rendere felice lui...ma anche noi!!!

 

 

 

 Dopo la morte del padre, una donna riceve in eredità i suoi diari.

 L'uomo non ha raccontato la sua vita, ma il suo corpo.

 Cosa sente quando le formiche gli camminano sulle gambe, quando assaggia il cibo preparato da qualcun∂ a cui vuole bene, quando gli sputano in faccia, quando è sottoposto ad esami clinici, quando mangia e beve troppo, quando suda, quando fa sesso, quando si gratta...

 Cosa vede quando si guarda allo specchio, quando va in bagno, quando si mette le dita nel naso...

 Cosa pensa quando scopre che lo stesso accade a figli, nipoti e ad ogni altro uomo.

 "Storia di un corpo" di Daniel Pennac (Feltrinelli, 2012) è semplice, ironico, istruttivo e piacevole.

 

 

 

 

 

 Il corpo delle donne è sempre oggetto di rappresentazione pubblica. Da totalmente privato diventa oggetto di osservazione da parte dei media. 

 Lorella Zanardo scrive "Il corpo delle donne" (Feltrinelli, 2010) dopo aver guardato programmi tv per un mese (da dicembre 2008 a gennaio 2009) e quello che vede la sconvolge a tal punto da scatenare feroci riflessioni.

 A tutte le ore ci sono corpi femminili, in esposizione.

 Iniziando dall'ora di pranzo, con giochi a premi in cui le donne si buttano in piscina o vanno in altalena. Per continuare con la tv del pomeriggio, che le presenta mentre simulano interventi ambulatoriali di chirurgia estetica. Per arrivare all'ora di cena dove gli italiani guardano due quasi bambine in ginocchio col culetto in vista e due anziani presentatori con una comicità da avanspettacolo anni Cinquanta (il tutto abilmente mascherato da "tv di informazione") o una donna in latex (in alternativa, una straniera formosa) che ammicca alla telecamera e ai concorrenti durante un quiz a premi.

 La domanda che si pone la scrittrice è se sia davvero questo che il pubblico vuole vedere o se invece non sia un'evoluzione imposta, dettata dagli indici di ascolto. Il pubblico può anche essere educato al bello, al meglio, e la Rai, all'inizio, aveva anche questo tra i suoi obiettivi.

 Lorella Zanardo ricorda molto bene i varietà basati su innovazione e professionalità, dove ballerine e top model e presentatrici sapevano fare spettacolo, con costumi confezionati su misura per valorizzare chi li avrebbe indossati, e non avevano bisogno di provocare ad ogni costo e sottoporsi a inquadrature sempre più strette, indossando abiti sempre più minimal. Alla base di tutto, poi, c'erano autori che cercavano di realizzare un programma televisivo di intrattenimento piacevole e intelligente, che non trasudasse solo e unicamente sesso. 

E poi si domanda cosa pensano le donne che osservano questi spettacoli: E' da quei tinelli, da quegli sguardi di donne che vagano dallo schermo al marito, al figlio, al fratello che lo guarda, che si fa strada l'idea che essere una di quelle donne potrebbe essere l'unico modo per "esistere"? 

Le donne di quei programmi non parlano se non per avvalorare le opinioni altrui... sono una semplice decorazione... altre sono oggetto di battute... Il messaggio che passa è che bastano un bel fisico e dar ragione agli uomini per avere un valore.

L'unica soluzione possibile è dotarsi di un corretto pensiero critico (che non è di certo "Basta spegnere la tv o cambiare canale"... questo è semplicemente un non voler vedere una realtà e non assumersene la responsabilità, quando invece siamo tutt3 parte del problema) ed educare le giovani generazioni a fare altrettanto... il rischio è far loro pensare di avere un'opinione che non conta e che la diversità corporale sia un difetto (perché solo un corpo perfetto porterà ad avere una relazione d'amore e quindi alla felicità).

Indubbiamente, da quando è stato scritto il libro, si sono fatti dei passi avanti... ma siamo anche passati dalle "ragazze decorazione" a quelle che parlano e vengono zittite o a quelle che parlano ma insultandosi tra di loro... i modelli a cui ispirarci sono davvero pochi.

 

Il corpo delle donne rimane comunque continuamente sotto osservazione.

 In una poesia, Walt Whitman lo definiva "elettrico", nel senso di pieno di energia, Nel libro "Il corpo elettrico - Il desiderio nel femminismo che verrà" (2020, Tlon), Jennifer Guerra lo chiama invece un terreno politico, uno spazio fisico dove possiamo giocarci la nostra rivoluzione. 

 Negli anni '70, Il Women's Liberation Movement trasformò in visibile la sfera privata: fra loro si parlava di mestruazioni, parto, salute mentale, fantasie sessuali, contraccezione, aborto. Si dava alle donne la possibilità di conoscere e curare il proprio corpo, perché ha un valore non solo fisico, ma anche ideologico

 Ma poi qualcosa è cambiato e abbiamo lasciato che il corpo femminile fosse argomento di conversazione di tutt3, tranne che delle donne. Che hanno dunque iniziato a guardarsi sotto il filtro dello sguardo maschile, perdendo così un valore e un'identità; oggi il corpo è diventato un oggetto sessuale che ci rende insicure e in continua competizione, convinte che dalla bellezza del nostro fisico dipenda la bellezza della nostra vita. 

 È tempo dunque di restituire visibilità al corpo, raccontandolo con sincerità: Ogni corpo è diverso ed è nella diversità che risiede la nostra forza. [-] Dobbiamo liberare il nostro potenziale di amiche, sorelle e alleate, riconoscere che siamo tutte soggette alle stesse forze e alle stesse difficoltà. 

 Il corpo non è un argomento semplice da trattare, ma Jennifer Guerra lo fa con molte competenza e attenzione, scegliendo con cura le parole con cui esprime i concetti, nonché i temi da affrontare (come l'educazione delle bambine, le mestruazioni, il femminicidio), perché siano efficaci.

Non si tratta infatti di riprendersi il proprio corpo non avendo cura di sé (l'esempio è quello che fa più una femminista depilata ad un corteo che una che si fotografa non depilata), ma di autodeterminarsi secondo le proprie logiche e il proprio desiderio. 

Donne cis e trans devono riprendere possesso di sé e parlarne, liberamente, senza pregiudizi e liberandosi dai condizionamenti pregressi: solo così si creeranno corpi consapevoli e più elettrici che mai.

 

 

 

 

 

Coinquilin* di paroleparole: