Al fine di fornire la migliore esperienza online questo sito utilizza i cookies.

Utilizzando questo sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookies.

Newsletter !!!

 

Non considero i miei lettori followers o fans.... solo amici che conosco o non ho ancora conosciuto.

La newsletter ci permetterà di farci due chiacchiere tranquille

E in più, solo per te... 

 

 

 

 

Interrogatorio

di Natale

 

 

 

 

 

 

 

PER LEGGERLA ↓

Click qui per iscriverti

 

 

 

 

 

0
0
0
s2sdefault

 Questa incredibile scatola con cuffie, nata proprio 40 anni fa, ha cambiato il mio modo di viaggiare, e credo anche il vostro.

Fino a quel periodo, in macchina coi miei genitori, c'era la radio portatile. Poi, la rivoluzione. Prima di tutto potevo ascoltare la musica che volevo io. E soprattutto la potevo ascoltare da sola e al volume che pareva a me. Mi immergevo nel mio mondo e per questo è diventato un tutt'uno con la tasca del mio giaccone o del mio zaino.

È diventato in tal modo la colonna sonora dei miei viaggi, brevi o lunghi che fossero, a piedi o in treno, durante i quali ascoltavo gli album...così tanto spesso da conoscere a memoria ogni respiro e citare in ordine le canzoni.

Mi ricordo un "Celebrity skin" delle Hole in una stanza a Riccione, in un afoso pomeriggio in cui le mie amiche facevano la pennichella. Un "A new flame" dei Simply Red per le strade di una primavera a Parigi. Un "Nevermind" dei Nirvana che ascoltavo sui banchi dell'università, mentre aspettavo che iniziassero le lezioni. Un "Italian Rum Casusu çikti" di Elio e le storie tese (band semi sconosciuta) che cantammo in Puglia a squarciagola nel nostro appartamento. L'album omonimo di Irene Grandi che mi fece compagnia quell'estate in cui l'unico viaggio che mi era concesso era da casa alla piscina. In Sardegna poteva risuonare l'ultima compilation della Deejay Parade come "Ma che film la vita", la raccolta dei Nomadi per ricordare Augusto.

E poi le musicassette registrate dalla radio, che non aveva nessuno tranne me e che erano belle anche per i deejay che ci parlavano sopra. A Milano potevo far sentire bella musica rock e quanto fossero bravi quelli di Mondoradio, che non aveva segnale abbastanza potente per arrivare fino là. E in ognuna di esse c'era "Moonlight shadow" di Mike Oldfield perché doveva stare con me sempre.

Il walkman era il mio mondo. Mi conosceva. Sapeva chi ero. E continuava a ripetermelo. Ovunque andassi.