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 Eccidio di Cielo Drive.

Cielo Drive è una strada panoramica di Los Angeles. Un viale dove abitano persone benestanti che durante l'estate possono godere ore di fresco dal bordo delle loro piscine.

 Al numero 10050 abitano, da poco, Roman Polanski e la moglie Sharon Tate. 

Quel 9 agosto lui è in Europa, a lavorare a un film, e lei, da sola e incinta, invita alcuni amici a farle compagnia: ci sono Jay Sebring, Wojciech Frykowski e Abigail Folger.

L'allegra serata viene interrotta verso mezzanotte dall'arrivo di Tex Watson, Susan Atkins, Linda Kasabian e Patricia Krenwinkel, con intenzioni bellicose: hanno coltelli e una baionetta e impugnano anche un forchettone da cucina trovato in casa.

Sono venuti a uccidere, nella maniera più macabra possibile, secondo l'ordine che Charles Manson ha dato a Tex la sera prima (come riportato da Wikipedia) e non esitano a portarlo a termine, lasciando anche la scritta "PIG" fatta col sangue di Sharon Tate sulla porta di casa.

Questa strage ha fatto il giro del mondo. Molte persone se ne sono occupate, a vario titolo, sia per l'evento in sé che per la controversa figura di Charles Manson, che non era presente quella sera ma che di certo ha contributo, plasmando psicologicamente i membri della sua "famiglia".

 

 

 

 Per conoscerla, questa famiglia, consiglio il libro "LE RAGAZZE" di Emma Cline (2016, Einaudi), che ne è la versione romanzata e liberamente ispirata.

 Evie Boyd, ormai adulta, ricorda quando, a 14 anni, frequentava il ranch con Russell Hadrick e tutte le ragazze (Suzanne, Helen, Donna, Roos...). Li conobbe quando i suoi genitori, divorziati, erano troppo occupati a ricostruirsi una vita per badare a lei e dopo poco anche la sua migliore amica le voltò le spalle.

 Era sola e si avvicinò a Russell e le ragazze perché sembravano capire il vuoto che sentiva dentro ed erano pronti a riempirlo con l'amore che lei disperatamente bramava (Mia madre poteva tenersi il guscio della mia vita, tutti gli avanzi rinsecchiti). Rubare e fare sesso sembra un "prezzo" accettabile da pagare per ottenerli; anzi, diventano, in breve tempo, "medaglie al valore" all'interno della comunità.

 La sua devozione è totale ma viene fermata prima dall'intervento dei suoi genitori e poi dalla stessa Suzanne, che la fa scendere da una macchina spinta su una strada senza ritorno... quella che porta a Cielo Drive.

A questo punto la scrittura di Emma Cline quasi cambia tono perché è come se Evie venisse rotta in due parti: una in cui uccide e teme di essere braccata, l'altra che frequenta la scuola e si costruisce un futuro. E le pagine diventano dolorose perché escono dall'illusione e diventano reali.

 

 

 

 

 Il film "C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD" (2019, Quentin Tarantino) offre invece della vicenda una visione alternativa.

 Sono una tarantiniana da "Le iene": lo considero geniale e innovativo (anche gli episodi che ha girato per "E.R." e "C.S.I." sono delle vere perle). Ma "The hateful eight" mi ha deluso...troppo lungo e dispersivo. Perciò attendevo con impazienza l'uscita di "C'era una volta...a Hollywood" per molti motivi

 Per Quentin Tarantino stesso. È il regista che usa più sangue di tutti, ma che lo alterna con momenti comici irresistibili. Quello capace di sovvertire la realtà, come "Bastardi senza gloria" insegna. Di far pronunciare ai suoi attori monologhi filosofici, ma anche assurdi, nelle situazioni più disparate. Di creare personaggi iconici.

 Per il cast. Di Leonardo Di Caprio e Brad Pitt ho visto quasi tutto: oltre a essere due innegabili bellezze, si muovono sul set risultando sempre credibili. E per Margot Robbie, la mia Harley Quinn, ma anche una Tonya Harding sorprendente.

 Per la storia, ambientata appunto nel 1969, nel periodo famoso per le rivolte giovanili, gli hippy e per la strage dei seguaci di Charles Manson, che segnò la fine della Peace & Love Era.

Quindi, sono arrivata al cinema, una grigia domenica, aspettando di vedere cosa sarebbe successo e mi sono rialzata quasi 3 ore dopo con un sorriso da parte a parte tipico di quando rivedi con piacere dei vecchi amici.

Quentin Tarantino ritorna ad essere fedele alla sua reputazione al punto da citare non solo i suoi riferimenti ma anche il suo stesso cinema. 

I primissimi piani sullo sguardo di Leonardo Di Caprio e le rughe sulla sua faccia sono di altissimo livello, come la sua interpretazione. Il personaggio di Brad Pitt fa venir voglia di mollare tutto e vivere in una roulotte con un cane e dell'alcol. Margot Robbie è deliziosa e con dei look magnifici tutti da copiare.

Il periodo storico è reso in ogni dettaglio: i set cinematografici (col cameo di Luke Perry alla sua ultima interpretazione...ho avuto un tuffo al cuore rivedendolo), il clima, le bevute, i locali...la Manson family (con un'irriconoscibile Dakota Fanning) è rappresentata in modo da far comprendere la loro mentalità e farci capire perché abbiano agito così (ovvero, a caso, solo per dare la colpa a qualcuno della loro infelicità per essere stati rifiutati dalle famiglie e dalla società).

 

 

 A questo punto, manca solo capire chi sia Charles Manson, che nel film del 2018 di Mary Harron ha il volto di Matt Smith (il principe Filippo di "The crown")

 Si intitola "CHARLIE SAYS" perché le ragazze ora nel braccio della morte per l'eccidio di Cielo Drive, ovvero Susan, Linda e Patricia, raccontando del ranch e di quella notte alla psicologa Karlene continuano a usare la frase "Charlie dice che...".

 Credono ancora ciecamente a tutto ciò che l'uomo ha raccontato. Il loro cervello, anche bruciato dall'effetto delle numerose droghe assunte, non è più in grado di ragionare autonomamente, dato che non hanno avuto contatti con nessuno né con libri o notizie di alcun genere da quando erano ospiti al ranch. Inoltre non avevano soldi, né orologi né calendari. Mangiavano ciò che trovavano nella spazzatura. Facevano sesso in modo libero.

 Le tre sono spensierate e non capiscono cosa stanno rischiando. Sanno che l'apocalisse verrà ma loro vivranno in una grotta finché ci sarà l'helter skelter che le libererà. Karlene fatica molto a far loro ricordare chi fossero prima di incontrare Charles Manson e a ridare loro autonomia di pensiero e teme che, una volta resesi conto dell'eccidio che hanno commesso, la loro psiche ne sarà debilitata per sempre..