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 Omicidio di Luca Varani.

 Un fatto di cronaca che coinvolge tre ragazzi molto diversi e la città più bella del mondo. 

 La mattina del 5 marzo 2016 Manuel Foffo dice al padre (con cui ha da sempre un rapporto conflittuale), mentre sta andando ad un funerale, di essere sotto l'effetto della cocaina e completa la frase con "Abbiamo ucciso una persona", spiegando che a casa c'è ancora un cadavere di un ragazzo, la cui vita è finita a colpi di coltello e di martello. E fa il nome del suo complice. 

 Marco Prato in quel momento è in un albergo, ad ascoltare Dalida e prendere barbiturici per suicidarsi, ancora avvolto nel suo boa e con ai piedi le scarpe coi tacchi. Vuole morire, sconvolto da ciò che è successo e dalla sua infelice vita. All'apparenza sembrerebbe un pr gay esuberante e stimato, anche dai Vip, capace di manipolare le persone e dar loro un prezzo, ma Marco, che ha già tentato il suicidio anni prima a Parigi, è in realtà affamato d'amore, come una donna per il suo uomo, come la madre per il proprio figlio.

Il cadavere martoriato sotto il piumone appartiene a Luca Varani, arrivato nell'appartamento dopo tre giorni in cui Manuel e Marco non avevano fatto altro che bere e drogarsi...senza mangiare e senza dormire. Luca è un ragazzo adottato da una coppia di venditori ambulanti che lo amano, ha una fidanzata e lavora in una carrozzeria, ma spesso scompare senza dare spiegazioni, frequenta brutti giri, gioca spesso alle slot, forse spaccia, forse fa marchette.

Questi tre ragazzi non hanno niente in comune, tranne Roma. Estrazione sociale, amici, ambienti da frequentare, situazione lavorativa...tutto differente...ma Roma diventa il loro filo conduttore: La cocaina a Roma è un collante sociale, la bianca rete elettrica che avvolge la città. Quanto più le strade si svuotano di senso, tanto più la coca le riempie del proprio. [-] Quella sera, al decimo piano di via Igino Giordani, sembrava che tutta la disperazione, il livore, l'arroganza, la brutalità. il senso di fallimento di cui era piena la città, si fossero concentrati in un unico punto.

Le parole sono quelle di Nicola Lagioia, dal romanzo "LA CITTA' DEI VIVI" (Einaudi, 2020) e dall'omonimo podcast (Chora Media, 2021)

Roma dunque osserva, accoglie, protegge, giudica (sui social prima che nelle aule dei tribunali) e rifornisce di droga e di bella vita questi tre ragazzi dando loro l'illusione del potere. La Roma superficiale, "la città dei vivi" appunto, non avrebbe mai permesso che tre persone di provenienza così diversa come Manuel, Marco e Luca si incontrassero, eppure è successo, nella Roma sotterranea e nascosta, il mondo dove tutti trovano sempre il modo di incontrarsi con tutti. [-] A Roma ci si incontra per caso in una pizzeria e poi ci si ritrova sul luogo di un massacro. La notte romana è il posto e il momento in cui l'atmosfera carnevalesca e quella mortifera si incrociano e si fondono, senza soluzione di continuità, come se tra l'una e l'altra non ci fosse poi quella gran differenza.

Ho personalmente chiesto all'autore, durante una diretta Instagram sulla pagina di Vogue Italia, come lui descrive la città e mi ha risposto: "Grande. È la città europea con la più grande superficie e ha avuto uno sviluppo incontrollato. È vasta perché ha il peggior rapporto fra estensione ed area metropolitana. Muoversi è un casino totale. Fai prima a fare Roma-Milano che da una parte all'altra della città". 

Nicola La Gioia descrive questo fatto di cronaca nei dettagli, sia a parole che scritte che a voce (con le interviste ai protagonisti e stralci degli interrogatori alla polizia). Viviamo accanto ai protagonisti, percepiamo i loro silenzi, ascoltiamo le loro parole, osserviamo i loro sguardi, respiriamo l'aria della città e veniamo catapultati in un mondo dove rabbia, frustrazione, sesso, denaro, amore e potere si perdono nelle strisce di cocaina, che guida i protagonisti sempre più lontano dalla realtà, fino ad un massacro organizzato e deciso ed eseguito con estrema freddezza. Di solito ci diciamo: "Ti prego, fai che non succeda a me" e mai: "Ti prego, fa che non sia io a farlo".

Di solito non mi impressiono ma qui, davanti alle diverse versioni di Manuel e Marco, ho provato angoscia, tanto sono vivide le descrizioni dei suoni, del sangue e delle urla di Luca che resiste agli efferati attacchi di chi prova di tutto pur di ucciderlo: Colpire per sottrarsi alla paura di essere colpiti. Sentirsi impotenti, ridurre l'altro all'impotenza. Sentirsi in pericolo, portare l'altro in pericolo. Sentirsi nulla, ridurre l'altro a nulla.