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 La strage di Ustica.

 Come può un aereo di linea scomparire dai radar?

 Ok, era il 1980 e non c'era la tecnologia odierna, ma i sistemi di controllo c'erano... in molti guardavano il cielo in quella sera d'inizio estate.

Eppure il DC-9 IH870, da Bologna a Palermo, è scomparso. I radar non l'hanno visto.

Quello che è rimasto era un gruppo di rottami in mare.... e tutti i passeggeri dispersi: 64 adulti, 11 ragazzi tra i 12 e i 2 anni, 2 bambini di età inferiore a 24 mesi... e 4 membri dell'equipaggio.

 Un guasto meccanico? Un cedimento strutturale? Una bomba? Un missile? Un attentato? Perché? E contro chi?

 Ovunque si facciano domande, non si trovano certezze. Nessuno è responsabile, nessuno ha visto niente. In nessuna base militare.

 La strage di Ustica è la dimostrazione di come l'omertà a volte in Italia regni sovrana, di come si preferisca insabbiare che prendersi delle responsabilità... fondamentalmente, di quanto poco valga la vita umana di fronte agli interessi economici.

Solo grazie alla tenacia dei parenti delle vittime e degli organi di stampa che non si sono mai arresi se ne continua a parlare...altrimenti ci si sarebbe limitati a questi articoli di giornali "del giorno dopo".

E si scopre che in aereo, quella sera, non c'erano solo i passeggeri del DC-9... 

 Cosa sia successo davvero e perché non è stato ancora chiarito né ben definito... ci sono ancora tante domande senza risposta.

 

 Alcune di quelle risposte arrivano nel 1991, grazie al film "IL MURO DI GOMMA", di Marco Risi.

Si apre con la lista dei nomi di quei 69 adulti e 12 bambini, ad indicare che non erano solo numeri, ma persone, con un vita e con degli affetti. 

E poi il film segue le vicende di Rocco, un giornalista de "Il corriere della sera", che, saputa la notizia, va a fare domande... e si accorge che di risposte non ce ne sono... o forse che ce ne sono troppe.

Lui infatti sapeva di un attacco missilistico, ma la sua fonte nega tutto. In giro si parla di una compagnia che compra alle Hawaii aerei per il trasporto del pesce e ci mette sopra i passeggeri, per cui forse il sale ne ha corroso la struttura, ma lui pensa a un errore durante un'esercitazione militare o a un'attentato.

Più fa domande in giro, tra costruttori di aerei, militari e governanti, più riceve risposte ambigue e in aperta contraddizione... mentre con altri nemmeno può parlare.

Ma non si arrende e, pur ricevendo minacce di ogni tipo, decide di non continuare a rimbalzare contro quel muro di gomma ma andare a cercarsi la verità... e questa verità riguarda un missile che ha colpito il DC-9 per sbaglio mentre era "alla ricerca" di un aereo libico, che stava su quella stessa rotta.

Sono in molti a dirgli di fermarsi, di non pubblicare, di non creare sfiducia nelle istituzioni, ma Rocco non si arrende.

Ci sono voluti dieci anni, dieci anni di bugie, dieci anni di perché senza risposta.  - detta Rocco al telefono alla fine del film - Perché chi sapeva è stato zitto? Perché chi poteva scoprire non si è mosso? Perché questa verità era così inconfessabile da richiedere il silenzio, l'omertà, l'occultamento delle prove? C'era la guerra quella notte del 27 giugno del 1980: c'erano 69 adulti e 12 bambini che tornavano a casa, che andavano in vacanza, che leggevano il giornale, o giocavano con una bambola. Quelli che sapevano hanno deciso che i cittadini, la gente, noi, non dovevamo sapere: hanno manomesso le registrazioni, cancellato i tracciati radar, bruciato i registri, hanno inventato esercitazioni che non sono mai avvenute, intimidito i giudici, colpevolizzato i periti. E poi, hanno fatto la cosa più grave di tutte: hanno costretto i deboli a partecipare alla menzogna, trasformando l'onestà in viltà, la difesa disperata del piccolo privilegio del posto di lavoro in mediocrità, in bassezza. Ora, finalmente, mentre fuori da questo palazzo dove lo Stato interroga lo Stato piove, a molti sembra di vedere un po' di sole.

 

 

 Nel 2002, a tornare sull'argomento è "I-TIGI A GIBELLINA - RACCONTO PER USTICA", uno spettacolo di Marco Paolini.

 Registrato nel Cretto di Burri a Gibellina Vecchia, in una serata funestata da un temporale, Marco Paolini, col solo aiuto di una sedia, un tavolo, un telefono, una cartina geografica e una aeronautica ci riporta a quel 27 giugno 1980.

 Tutta la faccenda viene chiamata semplicemente Ustica, come l'isola di cenere e lava poco distante. Come molte storie, diventa una geografia prima del tempo... e dopo non la racconti più.

 Lui invece la racconta mettendo insieme voci, pezzi di ferro e tracciati radar. E una buona dose di intelligente umorismo (sa come siamo noi italiani quando dobbiamo prendere un aereo e conosce per esempio che per noi "fila" è sinonimo di "grumo fluido"...).

 Le voci sono quelle delle telefonate del 27 giugno, in cui emerge chiarissimo che tutti sapevano cosa era appena accaduto. Qualcuno ha addirittura chiamato in America per sapere se uno dei loro aerei fosse in zona. Ma tutte le parole pronunciate dall'Aeronautica quella sera e nei giorni successivi verranno negate o si dimenticherà di averle pronunciate.

 I pezzi di ferro sono quelli del recupero del DC-9 (Chi se lo immaginava che saremmo andati a recuperare la nostra dignità in fondo a una fossa del Tirreno? [-] Il mare dona l'insepoltura. E' un problema di centimetri, di sabbia o di giustizia?) che lui ha visto e di cui ci parla. Sono abbandonati a terra, pieni di topi e vipere. Non li guarda nessuno da tempo. Molti sono scomparsi, portati via come fossero souvenir. Hanno dato risposte sì, ma opposte... chi li ha esaminati non ha saputo darne un'interpretazione univoca.

I tracciati radar sono quelli scomparsi e cancellati e riapparsi. Dopo il processo di cui si parla nel film di Risi i tracciati hanno avuto molto da dire su questa faccenda. Marco Paolini racconta le basi aeree ufficiali, soprattutto Ciampino, e quelle della difesa, sparse in altri punti tra cui Bologna, Grosseto e Marsala, come funzionano e chi controllano. E scopriamo che in quel momento, in aria, col DC-9 c'erano un volo di linea Bergamo-Roma, aerei militari F-104 biposto e un aereo radar inglese o statunitense... forse anche un caccia militare. E chi non vuole essere visto sa dove nascondersi. Quando la posizione del sole è perfetta per attaccare lo si fa... e sembra di aver colpito...ma poi il bersaglio supera il punto dell'esplosione e vola lontano.

A noi italiani - dice - l'indignazione dura meno dell'orgasmo... e poi ci viene sonno. [-] Ma I-tigi siamo noi... ogni volta che voliamo. [-] E, facendo alzare il pubblico per guardare le loro espressioni, conclude con: Nessuna storia non ha una faccia, dietro. Andatela a cercare.

 

 

 Passa altro tempo. Siamo nel 2020. Cora Ranci pubblica "USTICA - UNA RICOSTRUZIONE STORICA" (Laterza).

 Si parla ancora di "vuoto storiografico" e di "zone d'ombra". Si racconta un evento che risulta frammentario, a salti, confuso e la cui conclusione è "caduta nell'ambito di un'azione militare di intercettamento" e "strage ad opera di ignoti".

 Il libro, ugualmente frammentario e con balzi temporali, affronta il tema da tre punti di vista.

 Si inizia dall'evento e dal suo contesto storico politico. Quei 42 corpi che galleggiavano in acqua la mattina del 28 giugno 1980. Si pensa subito ad una collisione, visto che nessun guasto era stato segnalato dall'aereo in volo, ma la versione ufficiale non parla di altre presenze in cielo né di altre manovre in atto. Bisognerà aspettare il 1999 perché questa verità ufficiale venga smentita, segnalando la presenza di altri aerei militari, dell'Awacs statunitense e di un caccia... evidentemente c'era un attacco in programma quella notte, che doveva rimanere segreto. Si preferisce dare la colpa all'Itavia e ai suoi aerei poco sicuri, provocandone il fallimento. E non dare importanza al MIG-23 libico caduto in Calabria: era senza combustibile e il pilota era in alterato stato psicologico. Solo negli anni Duemila si avrà la certezza che l'Aeronautica e il Ministero della Difesa sapevano e hanno taciuto e che quel Mig aveva da dire più di quanto si pensasse.

La Libia ha parlato spesso di "incidente non intenzionale", riferendosi a Ustica, e di un "disertore" sulla Sila. Indubbiamente questo Paese assume importanza nello scenario in cui l'evento si è verificato.

Nel capitolo del libro dedicato agli scenari che lo hanno reso possibile si parla infatti di un'aggressione francese o americana nei confronti della Libia. Nel 1980 c'era la Guerra Fredda. Carter e Breznev avevano Gheddafi a "sparigliare le carte" nel Mediterraneo, alleandosi o meno con Afghanistan e Turchia ed Egitto e Tunisia. L'Italia è in una buona posizione e cerca quindi di concludere affari con tutti i Paesi, mostrandosi apparentemente come garante di pace e di stabilità. (Cora Ranci dà una descrizione molto precisa di ciò che accadde) Quella notte dunque, su quei cieli "amici", si cerca forse di indebolire Gheddafi colpendo un aereo di sua proprietà o che doveva addirittura ospitarlo... e a farlo potrebbero essere stati i francesi.

Si termina con le conseguenze politiche. Una volta capito che non si tratta di un incidente aereo come gli altri ma di una strage, si tratterebbe di cercare i colpevoli. Ma l'Aeronautica Militare è molto brava a depistare (mancano nastri, pagine scritte, tracciati) e ad allungare i tempi di risposta ad ogni quesito: si innalza un muro di silenzio che potrebbe coinvolgere anche il Ministero della Difesa. O non si parla o non si ricorda. La stampa, sia quotidiani che trasmissioni televisive, non accetta questa risposta, e nemmeno i parenti delle vittime. Il clamore suscitato da Andrea Purgatori (che per primo parla di "muro di gomma"), Corrado Augias e "Tg1 Sette", tra gli altri, permette il recupero dell'aereo, l'abbandono dell'ipotesi del cedimento strutturale (ma si è ancora in disaccordo su bomba o missile) e l'avvio di altri procedimenti penali. La politica italiana capisce che non può far finta di niente e interviene dopo ogni articolo o servizio televisivo, ma poi tutto si trasforma in accuse reciproche fra partiti e persone, che impediscono ogni volta di far luce sulla verità: La necessità di farsi interpreti della forte domanda di verità, proveniente dai media e da segmenti della società civile, non è arrivata mai a prevalere su quella votata al mantenimento della stabilità governativa. 

Agisce, evidentemente, intorno ai tanti misteri italiani una forza imbattibile capace di confondere le idee degli esperti, di giocare con gli sforzi della magistratura e di farsi beffe degli appelli del Capo dello Stato. E' stata, in realtà, questa forza ad abbattere il jet Itavia massacrando 81 corpi e il senso della giustizia.  (da "Il Corriere della Sera")