Al fine di fornire la migliore esperienza online questo sito utilizza i cookies.

Utilizzando questo sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookies.

0
0
0
s2sdefault

 

 Perché diventare attivista?

 Perché vedi l'esigenza di un cambiamento e di un miglioramento e decidi di farne parte.

 Qualcosa ti ha dato fastidio, ti ha fatto arrabbiare e non solo hai pensato: "Non è giusto!" ma hai deciso di darti da fare. 

 Di diventare attivista.

 Puoi diventare attivista politica, ambientale, dei diritti umani, culturale, sociale... Conta che ci credi e vuoi impegnarti seriamente, dedicandoci il tempo che useresti per te.

 Quello che non puoi fare è non scegliere una sola causa. Chi le appoggia tutte, non ne appoggia nessuna. Bisogna sceglierne una: focalizzati su quella che senti più affine alla tua personalità e per la quale puoi realmente fare azioni concrete.

 Se non sai scegliere, osserva le problematiche che ti circondano: qualcosa che quando si presenta alla tua attenzione, sia nella vita reale che sui social, ti fa arrabbiare e ti fa pensare: "Dipendesse da me, farei così" e, se è una cosa che puoi veramente fare... falla!!! 

 Non c'è un'età minima per iniziare a diventare attivisti. Si può farlo anche a scuola, battendosi a favore degli emarginati anziché contribuire a isolarli con prese in giro e praticando atti di bullismo. Sappiano che accade per non mostrarsi deboli, che è quello che più temono gli adolescenti: colpisci per non ricevere colpi. Un attivismo concreto invece può essere fatto dai ragazzi e dalle ragazze, smettendo di ridere e di incoraggiare atti di bullismo, ma cercando un'attività e un linguaggio comune così da non escludere nemmeno i bulli.

 Informati. Leggi i libri, guarda i film, ascolta i podcast, partecipa alle conferenze, segui sui social persone che ne parlano e intavola discorsi con le persone sull'argomento. Scrivi cosa hai imparato, fatti delle domande, parla con chi ne è testimone e ascolta, attentamente. 

 Promuovi una petizione, inizia a scriverne (o a disegnarne o a scolpirne... trova la forma che ti è più affine), cerca se c'è già qualche attivista che se ne sta occupando (e come), crea rete con chi possa aiutarti a far conoscere la tua causa. Contatta politici e/o manager e/o finanziatori per trasformare le tue idee in pratica. 

Organizza iniziative divertenti e creative. Non basta una raccolta fondi: offri qualcosa per cui i partecipanti siano disposti a collaborare e a proporsi in prima linea. 

Sii paziente. Essere attivista non è un percorso semplice. Ci sarà chi ti giudicherà per questo e lo farà in modo cattivo e/o offensivo. Ci sarà chi non ti capirà e si allontanerà da te, perché sei stai dando un'immagine di te diversa dal solito, e chi non vorrà più avere accanto "una persona rivoluzionaria". E, come se non bastasse, la causa che hai scelto spesso sembrerà completamente persa e avrai voglia di fermarti e ti pentirai di avere iniziato. Specie quando rischierai la vita, tua e dei tuoi familiari. 

Allora, perché diventare attivista? Perché il mondo oltre te è vasto e ha bisogno di collaborazione per diventare quello in cui vorresti vivere. Perché occupartene ti aiuta a lasciar da parte problemi basati sull'egocentrismo, a praticare la gentilezza, ti fa capire che ci sono belle persone capaci di ispirarti e coinvolgerti, combatte la solitudine con la creatività e l'apertura mentale.

Perché è una terapia di gruppo e chiunque ne esce vincente.

L'attivismo può diventare la tua ragione di vita. Significa che puoi decidere di metterti in prima linea a difendere la causa che hai scelto.

Ci sono donne che decidono volontariamente di rischiare la vita pur di opporsi ad un sistema che non le rappresenta, a leggi discriminanti, a situazioni che le fanno soffrire.

Donne che difendono il proprio lavoro. Donne che difendono i propri diritti. Donne che scendono in piazza, che protestano davanti al parlamento e al senato. Donne che scrivono libri. Donne che fondano associazioni e partiti politici.

Ma anche giornaliste e reporter viaggiano e si espongono a rischi pericolosi pur di raccontarci cosa accade veramente durante una guerra. Certo, è difficile rimanere impassibili vedendo tanto orrore e tanta morte, come è difficile riuscire a rimanere imparziali. Ma si è scelto di essere in quei luoghi perché la narrazione sia coerente e obiettiva... perché raccontare le storie vere aiuta a far conoscere le ingiustizie e a fare attivismo perché tutto possa cambiare.

In questo post viaggiamo con loro intorno al mondo e ti racconto le loro storie.

Londra, 1968. Nello stabilimento Ford di Dagenham ci sono 50mila operai e 187 donne che si occupano di cucire le stoffe delle automobili. A causa di una riqualificazione salariale le donne si vedono diminuire la paga. Agli uomini è già successo altre volte: si è sempre scioperato e poi la situazione si risolveva. Ma stavolta gli uomini non si schierano con loro e le operaie capiscono che non si tratta di specializzazione, ma di un salario inferiore perché sono donne. A questo punto potrebbero lasciar perdere, come viene consigliato loro, ma non lo fanno. Capiscono che senza il loro lavoro tutta la produzione si interromperà e che se si concede uguale paga a Dagenham andrà fatto in tutto il mondo. Si mettono in prima linea e iniziano a girare tutte le fabbriche a mobilitare le donne. La loro lotta è diventata l'Equal Pay Act del 1970, che proibisce le disparità salariali di genere.

 

 

 

Fonti, approfondimenti, consigli

"A mano disarmata", film del 2019 di Claudio Bonivento: A Ostia, una giornalista si ribella alle intimidazioni della mafia

"L'abbraccio che ripara - Perdonare un delitto", podcast di Niccolò Agliardi, SkyTg24, 2025: Lucia Montanino perdona il ragazzo che, durante una rapita, uccide il marito, guardia giurata

"We want sex", film del 2010 di Nigel Cole: Racconta la mobilitazione delle operaie di Dagenham