In ogni soap opera, telefilm e serie tv vediamo l'evolversi di una o più protagoniste identificandoci nelle loro gioie e nei loro guai. In questo post le esaminiamo dall'inizio dei tempi fino ai giorni nostri.
Tutto parte dalle soap opera e dalle telenovelas... sì, proprio quelle che ricordi con tanto affetto o che abbini a una mamma o a una nonna che le guardavano con te: programmi dove le protagoniste vivevano un dramma dopo l'altro, sposandosi, facendo figli e divorziando alla velocità della luce.
Si passa poi attraverso la nostra adolescenza gen X, in cui non vedevamo l'ora che trascorresse una settimana per sapere "com'è andata a finire" perché erano pochi i telefilm e li guardavamo tutt∂ per cui se ne parlava nei luoghi di lavoro, nelle università, nelle scuole, a cena fuori, nelle fermate degli autobus... ovunque. L'attesa per quello che adesso si chiama "il finale di stagione" cresceva sempre di più e per vedere quelle puntate ci si trovava a casa dell'uno o dell'altra per la "pizzata"... come fosse la finale dei mondiali di calcio. E poi compravamo riviste specializzate (io ne ricordo una negli anni '90 che si chiamava "Beautiful" e a volte la leggevo in classe... ops!) e, all'arrivo di internet, commentavamo le puntate sui forum (credo di aver iniziato a usare Facebook proprio per comunicare con le fan di "Sex and the city" che avevo conosciuto su uno di questi).
Il viaggio termina all'oggi, in cui le serie tv sono rilasciate in blocchi su canali a pagamento o disponibili per breve tempo su una piattaforma free. Adesso perciò si fa binge-watching, ovvero si guardano tutte le puntate una dopo l'altra.
Soap operas, telenovelas, telefilm e serie tv sono stati e sono il nostro modo, alternativo ai libri e al cinema, per sapere come affrontare la vita.
E chi produce e scrive le sceneggiature lo sa, per cui col tempo ha creato storie sempre più avvincenti e simili alla realtà, anche ispirate ad eventi realmente accaduti.
Siccome in questo sito si parla principalmente di donne, vediamo dunque quali sono questi ambiti e come la figura femminile del serial si sia evoluta al loro interno.
(Chiedo scusa anticipatamente per tutte quelle opere che non nominerò... probabilmente perché non le ho viste o non hanno personaggi femminili di rilevanza... e se ne hai una che ti ha insegnato qualcosa o che riguarderesti all'infinito fammelo sapere che la aggiungo)

La famiglia
Negli anni '70-'80 le donne sono inserite in un contesto familiare.
Penso immediatamente alle sorelle Bradford ("La famiglia Bradford", 1977-1981, creata da Lee Rich, Philip Capice, Lee Mendelson), che dominano la casa con i loro caratteri e le loro ambizioni. Sono in quattro (Elizabeth, Susan, Mary, Nancy, Jenny) con tre fratelli (David, Tommy, Nicholas) in una famiglia piena di problemi (il cui primo è la mamma morta e il vivere col padre e una matrigna) ma in fondo felice.
Penso anche alle donne delle prime soap opera che ho visto: da "Capitol" (1982-1987, ideata da Stephen e Elinor Karpf) a "Quando si ama" (1983-1995, ideata da Agnes Nixon e Douglas Marland), da "Santa Barbara" (1984-1993, ideata da Bridget & Jerome Dobson) a "Beautiful" (1987 - in produzione, ideata da William J. Bell e Lee Philip Bell). Sono ambiziose e in carriera o tranquille casalinghe di provincia che si innamorano di uomini sbagliati (e tutto quello che hanno di sbagliato è crescere in una famiglia "nemica" perché di carattere sono sempre i classici eroi buoni). Negli anni '70 e '80 i telefilm sono un florilegio della famiglia tradizionale, con figli (naturali o adottati) inseriti in un contesto borghese con normali problemi quotidiani
Questa narrazione è andata avanti per molti anni. Vi rientra anche "La famiglia Addams" (1964-1966, ideata da David Levy): in tutte le versioni in cui l'abbiamo vista, anche recenti, per quanto sia strana e pazza, questa serie vede comunque al centro un marito e una moglie devoti, due figli, una nonna, uno zio e tanti parenti alle prese con problemi quotidiani.
Le ragazze di "Beverly Hills 90210" (1990-2000, ideata da Darren Star) sono state forse le ultime di questo filone, perché, è vero che tutte le famiglie erano ricche e disastrate, ma al centro di tutto c'erano i Walsh, su cui si poteva sempre contare.
Ma poi qualcosa cambia perché le famiglie hanno iniziato a rispecchiare la realtà per cui ad allargarsi.
Arriva dunque "La tata" (1993-1999, ideata da Fran Drescher) ovvero la simpatica Francesca Cacace che vendeva cosmetici e si ritrova a fare da balia ai tre figli di Maxwell Sheffield. Oltre a loro per quella casa (governata e rigovernata dal maggiordomo Niles) passano C.C. Babcock, la collega di Maxwell, le spassose parenti di Francesca (zia Assunta e zia Yetta) e la sua migliore amica Lalla. La loro è una famiglia improvvisata e divertente, ma sempre stabile e con problemi non troppo terribili e tutti risolvibili nel giro di una puntata da mezz'ora. Francesca, Assunta e Yetta sono il punto di rottura perché rappresentano la novità nella famiglia tradizionale dei telefilm: sono "strane" nel vestirsi, nel parlare, nel comportarsi... libere e politically scorrect.
In "Una mamma per amica" (2000-2007, ideata da Amy-Sherman Palladino) troviamo una madre single alle prese con una figlia adolescente. Vivono in una piccola cittadina ma questo non crea pettegolezzo: sono supportate da tutta la comunità.
Anche Norma Bates è una madre single che vive in una piccola cittadina col figlio Norman, ma è molto diversa da Lorelai. Le cinque stagioni di "Bates motel" (2013-2017, ideata da Carlton Cuse, Kerry Ehrin, Anthony Cipriano) infatti mostrano indubbiamente un figlio con problemi psichici (e già lo sospettavamo dal film "Psyco" di Alfred Hitchcock del 1960), ma anche una madre egocentrica, manipolatrice, seducente, che non esita ad allontanare o avvicinare chiunque pur di ottenere ciò che si è prefissata...
Molto determinate sono anche le "casalinghe di Wisteria Lane": in "Desperate housewives" (2004-2012, ideata da Marc Cherry) sono loro a doversi confrontare, specialmente da mogli e da donne, non solo con la quotidianità della casa in cui vivono, ma anche dell'intero quartiere. Sono quindi disperate perché non è facile avere la facciata di normalità quando si trovano ad avere problemi con la legge, di alcol, di salute... che devono affrontare dopo che la loro amica non lo ha fatto e si è tolta la vita.
Le loro eredi sono le "cinque di Monterey" di "Big little lies" (2017- in produzione, ideata da David E.Kelly), dove, più che mogli, le donne sono madri: c'è quella single, quella che subisce violenza domestica, quella hippy, quella in carriera, quella controllante.... e ne arriverà anche un'altra: la madre che vuole sapere com'è morto il figlio.
Altro cambiamento è quello creato da "Modern family" (2009-2020, ideata da Christopher Lloyd e Steven Levitan). La famiglia qui è appunto moderna: si allarga il nucleo e si scardinano i luoghi comuni. Perciò esiste l'amore omosessuale, ed è accettato, esiste la coppia con differenza d'età e che si ama davvero ed è accettata. In più in ogni episodio si mostrano diverse sfaccettature di affrontare i problemi, che si risolvono sempre col dialogo e il rispetto e l'accettazione delle diversità.
E quando la famiglia non esiste più, ecco la serie ideale, "Divorce" (2016-2019, ideata da Sharon Horgan), in cui Frances e Robert si lasciano dopo vent'anni e lei deve sopravvivere tra gli obblighi di una vecchia vita e una nuova realtà tutta da costruire in cui decide di realizzarsi.
La scuola e la difficoltà di crescere
Per questa tematica ripartiamo da "Beverly Hills 90210". I gemelli Brenda e Brandon (chissà perché si è voluto farli gemelli eterozigoti non si sa) vengono dal Minnesota e si trovano a frequentare la "West Beverly High": il problema di Brenda è dunque quello di integrarsi in un contesto dove le altre ragazze sono tutte più ricche e più viziate di lei. Diventa subito amica di Kelly e Donna, ma in realtà nei primi tempi la differenza tra la sua e la loro vita è netta e irta di difficoltà, specie quando si trovano a volere lo stesso abito o... lo stesso ragazzo. Con Andrea è tutto più semplice perché lei era già emarginata di suo.
Molto simile è la situazione in "Dawson's creek" (1998-2003, ideata da Kevin Williamson) perché è Jen Lindley a doversi integrare, anche se è lei a essere cresciuta in una grande città come New York sperimentando la vita libera e invece si ritrova in una città di provincia con una nonna molto bigotta. La sua "antagonista" è Joey Potter, che è timida e insicura (e ha avuto una vita complicata: madre morta, padre in carcere, sorella incinta di fidanzato di colore - si lega a Dawson e alla sua famiglia per avere stabilità ma il più delle volte entra da una scala poggiata alla casa) e che vede Jen come tutto ciò che non è e non sarà mai.
Ma tutte loro sono niente di fronte a Marissa Cooper. Con lei per la prima volta abbiamo compreso che, se la "base di partenza" ha avuto delle falle, volontarie o involontarie, allora si possono creare comportamenti anche autodistruttivi. Inizialmente infatti lo sbandato di "The O.C" (2003-2007, ideata da Josh Schwartz) sembrava Ryan, proveniente da un quartiere malfamato, che arrivava in scena dopo un furto... e invece è Marissa quella problematica. Nella prima puntata le amiche la depositano ubriaca davanti a casa e nelle stagioni successive le accade di tutto: marina la scuola, si fidanza con una donna, fa sesso solo per rabbia o per delusione, viene stuprata, compie atti di vandalisimo, spara.... diventa il simbolo della ragazzina che potrebbe avere tutto e invece non ha nulla, perché è sola.
La scuola di "Gossip girl" (2007-2012 ideata da Josh Schwartz, Stephanie Savage) è piena di ragazze "alla Marissa Cooper": Serena e Blair sono ricche e viziate, abituate ad avere tutto e a comprare chiunque. Niente di nuovo rispetto alle serie precedenti, ma qui siamo in era internet per cui ogni loro segreto viene raccontato online dalla misteriosa "gossip girl", per cui sono costrette a fare i conti con la realtà in un modo molto più traumatico.
L'arrivo di internet è evidente anche in "Pretty little liars" (2010-2017, ideata da Marlene King) dove Hanna, Spencer, Aria ed Emily non solo devono affrontare la scomparsa della loro amica Alison, ma una persona che si firma -A manda messaggi per far sapere che conosce tutti i loro segreti... quelli che riguardano il gruppo ma anche quelli personali.. e così diventano bugiarde e inaffidabili.
Forse però avrei già dovuto avere sentore di quanto le liceali possano essere problematiche dal 1991, anno in cui in televisione è apparsa una teenager che in fotografia era sorridente e vestita con la coroncina da reginetta del ballo ma che nella realtà era morta avvolta nella plastica nella prima scena di "Twin Peaks" (1990-1991 e sequel del 2017, ideata da David Lynch e Mark Frost), ovvero Laura Palmer. Non sapevamo niente di lei finché in città non è arrivato un aitante agente dell'FBI e si è scoperto che la sorridente liceale era un'alcolizzata drogata che si prostituiva... e che la sua inquietudine nascondeva un mondo inimmaginabile.
Questa geniale idea delle ragazzine morte che nascondono i segreti di un'intera comunità è incarnata anche dal personaggio di Hannah Baker, che inizia il serial "Tredici" (2017-2020, ideata da Brian Yorkey) tagliandosi le vene nella vasca da bagno. Il perché lo scopriamo grazie a persone designate da lei che dovranno ascoltare tutte le tredici cassette da lei incise. E con questa idea costringe anche noi a vedere il bullismo, le violenze fisiche e verbali, la solitudine e la paura che regnano tra le aule di scuola, ma anche l'incapacità di confrontarsi, il dare delle regole per cercare di mantenere il controllo e il distogliere lo sguardo senza approfondire, da parte degli adulti. Hannah Baker ci aiuta a farci delle domande importanti e a capire cosa succede se non sappiamo dare una risposta.
Ma lei non è sopravvissuta, quindi la viviamo solo tramite i racconti altrui. Rue Bennet è invece la voce narrante di "Euphoria" (2019- in produzione, ideata di Sam Levinson): scopriamo direttamente da lei cosa significa essere una liceale tossicodipendente in una realtà di bullismo, transfobia, revenge porn, body shaming...
E se questo ti sembra poco, allora osserva i comportamenti delle "Yellowjackets" (2021-in produzione, ideata da Ashley Lyle, Bart Nickerson): le componenti di una squadra di calcio viaggiano dal New Jersey a Seattle per disputare una partita di calcio. Ma l'aereo precipita e si ritrovano in una foresta canadese completamente abbandonate a loro stesse... e non puoi immaginare di cosa saranno capaci.
Come ultima serie di questa sezione scelgo quella che sta a metà tra la scuola e la carriera... ragazzi e ragazze che hanno scelto una strada propria, vivono in un appartamento in affitto, anche se in condivisione, e cercano di barcamenarsi in una città caotica e piena di opportunità e delusioni. E sto ovviamente parlando di "Friends" (1994-2004, ideata da Marta Kauffmann e David Crane) che, in quanto a presenze femminili, con la donna iper controllata, quella totalmente in balia della sua fantasia e quella che non sa mai cosa fare della propria vita, ha proprio rappresentato il passaggio tra il liceo e l'età adulta.
La carriera
Le donne dei telefilm e le soap degli anni '70 e '80 vivono in un contesto familiare quindi o sono figlie o mogli. In qualche raro caso, orfane e/o suore.
Poche sono quelle che cercano di affermarsi al di fuori di professioni che non siano "moglie di un politico e/o di un uomo ricco", "casalinga", "lavoro per l'azienda di famiglia" (anche perché, se cercavano qualche opportunità al di fuori di quegli ambienti, uscivano proprio dalla trama del telefilm). E questo le rende ambiziose al limite del cinismo.
Mi sento però di citare le ragazze di "Saranno famosi" (1982-1987, ideato da Christopher Gore): Doris, Coco, Julie, Holly, Nicole, Reggie, Cleo, Jillian, Kate e le altre vogliono appunto diventare famose, nella danza o nel canto, e sognano di girare i palcoscenici di tutto il mondo con la loro arte.
E anche "La signora in giallo" (1984-1996, ideata da Peter Steven Fisher, Richard Levinson, William Link). Jessica Fletcher è un'arzilla signora del Maine, vedova, che scrive libri, va ovunque e risolve delitti e misteri. Anche se l'atmosfera è politically correct lei non ha mai paura di esprimere la sua opinione davanti a chiunque (forze dell'ordine e non). Oggi, come allora, viene trasmessa all'ora di pranzo e il susseguirsi delle vicende è più o meno questo: inizia la puntata; dopo mezz'ora muore qualcun∂; dopo 50 minuti l'assassin∂ si mette seduto davanti a Jessica (dopo che lei ha avuto, un minuto prima, una brillante intuizione) per confessare tutto e dopo 1h l'attrice Angela Lansbury fa la risata di godimento di fine puntata tipo "Ne ho fatto fuori un altro!!!" Non si può non amarla e rimane uno dei miei personaggi preferiti di sempre nonché la donna anziana che voglio diventare.
Dagli anni '90 in poi iniziamo a vedere nelle serie tv donne proiettate verso la carriera. Fra le professioni più accreditate (e che continueranno ad avere successo anche nei decenni successivi), ci sono il medico, l'avvocato e il poliziotto (uso il maschile sovraesteso perché è così che vengono chiamate nei telefilm e nelle serie), ma anche la giornalista.
Medico
Iniziamo con "E.R. - Medici in prima linea" (1994-2009, ideata da Michael Crichton). Susan, Carol, Kerry, Anna, Elizabeth, Lucy, Jing-Mei, Abby, Neela, Samantha e le altre diventano in breve tempo l'eroine di tante ragazze che guardano la televisione in quegli anni. Piacciono anche se totalmente imperfette: dedite all'alcol e alla droga, fanno sesso nelle stanzette dei medicinali e hanno turni massacranti e situazioni familiari tossiche, ma sono sempre, appunto, in prima linea, ad assistere ai casi più eclatanti.
La stessa atmosfera si ripete, appena finiscono le 15 stagioni di "E.R,", con "Grey's anatomy" (2005 - in produzione, ideata da Shonda Rhimes). Meredith, Cristina, Izzie, Miranda, Addison (che avrà un serial tutto suo), Callie, Lexie, Arizona, Teddy, April, Jo, Amelia sono un gruppo con quasi gli stessi problemi del serial precedente, ma Shonda Rhimes punta l'acceleratore sulla spettacolarità dei casi trattati e soprattutto sui sentimenti.
Temperance Brennan, la protagonista di "Bones" (2005-2017, ideata da Hart Hanson) è un medico particolare: è la "signora delle ossa" perché, studiandole, scopre tutto sulla vita e sulla morte della persona a cui appartenevano. La particolarità sta anche nel fatto che è poco empatica, estremamente razionale e ha un concetto del divertimento molto limitato... risulta quasi antipatica e prende a volte decisioni non facili, ma è brava e disposta a imparare.
Infine segnalo, anche se non è dottore, la protagonista di "Ratched" (2020, ideata da Evan Romansky) dove si risponde alla domanda: "Ma come mai l'infermiera del film del 1975 Qualcuno volò sul nido del cuculo (e basata su un personaggio descritto nell'omonimo libro di Ken Kesey) era così cattiva?"
Avvocato
La prima avvocata della nuova era è "Ally McBeal" (1997-2002, creata da David E, Kelley). Calista Flockhart interpreta sul piccolo schermo una donna che porta le proprie fragilità anche in aula e ne fa un punto di forza. Ally non sa come gestire la vita privata e quando dibatte un caso le sue emozioni sono sempre in primo piano. Nello studio in cui lavora è giudicata strana ma è sempre ascoltata... la sua voce ha un valore e alla fine di ogni puntata si trovano tutti in un club a cantare e ballare, per favorire l'inclusione e cementare le relazioni nate fra loro.
Annalise Keating invece non ci tiene a creare armonia... anzi, lei è la temibile professoressa di cui i suoi studenti devono aver timore. E quando spiega "Le regole del delitto perfetto" (2014-2020, ideata da Peter Nowalk) ad un ristretto gruppo, non è per scherzare: vuole che scoprano la verità... tranne quando il delitto perfetto viene commesso da loro.
In "Damages" (2007-2012, ideata da Todd Kessler, Glenn Kessler, Daniel Zelman) sono ben due le avvocate in campo: Patty Hewes, a capo dello studio, manipolatrice e spietata, e Ellen Parsons, neolaureata. I loro percorsi sono quasi opposti: a volte si avvicinano e sono complici, a volte sono guidate da valori opposti, in altri momenti cercano un compromesso.
Giornalista
La giornalista è un personaggio che appare diciamo in ogni serie tv esistente, perché prima o poi c'è un fatto di cronaca da raccontare per cui appare sullo schermo una bella donna molto professionale.
Ma è con "The morning show" (2019-in produzione, ideata da Jay Carson) che si è capito cosa c'è dietro quella figura così familiare. Il punto di vista è quello di Bradley Jackson, che arriva come ospite in uno di quei programmi-contenitore del mattino e viene assunta per un gioco di potere, dato che uno dei due conduttori storici è stato accusato di molestie sessuali. Si ritrova quindi a dividere il bancone con Alex Levy, che in quello show lavora da un decennio (e che vive col terrore di essere scavalcata), scandagliando il modo stesso di fare televisione. Perché queste due donne, seppur con tante difficoltà, si ritrovano a dover scegliere se continuare a obbedire a un canale che le vuole sempre a leggere la stessa scaletta oppure se trovare un modo nuovo di raccontare le notizie...che possono anche diventare complicate da gestire (come l'epidemia di Covid).
Le ragazze di "The bold type" (2017-2021, ideata da Sarah Watson) sono le redattrici di "Scarlett magazine" in un serial ispirato a ciò che realmente accade nella redazione di "Cosmopolitan": fra abiti di moda e relazioni e politica, Jane, Kat e Sutton sono alle prese con una carriera da costruire e tre voci da far ascoltare.
La Emily Cooper di "Emily in Paris" (2020- in produzione, ideata da Darren Star) potrebbe essere una collega di queste ragazze, ma trasferita appunto a Parigi. In realtà è una social media marketing e il suo compito è promuovere oggetti di lusso: il problema è che è americana e si ritrova in un contesto molto diverso da quello a cui è abituata (anche se lo vive nel modo classico della turista).
E se oggi queste ragazze hanno una voce è perché negli anni '70 ci sono state ragazze come le protagoniste di "Good girls revolt" (2015-2016, ideata da Dana Calvo) oppure quelle di "Made in Italy" (2019, ideata da Camilla Nesbitt): giovani che sono entrate nelle redazioni dei giornali in un decennio di grande rivoluzione e non ci stanno a essere considerate persone che stanno in archivio e verificano le notizie, ma diventano giornaliste e vogliono una firma che fino a quel momento apparteneva solo a un mondo maschile.
Poliziotto
Le donne con la pistola per eccellenza sono le "Charlie's angels" (1976-1981, ideata da Ivan Goff, Ben Roberts): Jill (poi sostituita da Chris), Kelly e Sabrina sono bellissime, spregiudicate e intuitive. Rispondono a una voce in un altoparlante e a un avvocato per risolvere casi che nemmeno la polizia accetta... o che riesce a risolvere.
Dana Scully è un'agente dell'Fbi. In "X-Files" (1993-2002; 2016-2018, ideata da Chris Carter) è la razionalità in persona, scelta per contrapporsi alla mente aperta di Fox Mulder, la cui sorella è stata rapita dagli alieni. I due sono un po' il contrario di quello che è finora accaduto nei telefilm, dove è l'uomo quello deciso e scettico e la donna è sognatrice e "credulona".
Le forze del'ordine quindi sono donne che rimangono in qualche modo sempre emotivamente coinvolte da un caso del passato o da una vicenda personale e continuano a lavorare con fantasmi che le perseguitano. Pensiamo solo a Liz Danvers ed Evangeline Navarro in "True detective 4 - Night country" (2024, ideata da Nic Pizzolatto), apparentemente alle prese con scienziati scomparsi e poi trovati sepolti dalla neve, ma in realtà impegnate a risolvere anche un caso irrisolto nonché i problemi della condizione femminile in una zona dov'è buio sei mesi all'anno.
Lo stesso fa "Jessica Jones" (2015-2019 ideata da Melissa Rosenberg), anche se è una detective privata. E pure se ha dei superpoteri con una forza sovrannaturale fa comunque fatica a rimanere neutrale, specie quando i casi coinvolgono persone che conosce oppure a dover fare i conti col proprio passato.
Altre ambizioni
Negli anni 2000 iniziano a differenziarsi le professioni declinate al femminile, scoprendo che non tutte le donne si sono limitate alla vita familiare o a desiderare di essere medico o avvocato, ma hanno anche avuto ambizioni di altro genere.
Quella che sconvolge di più gli equilibri di madre, padre, marito e suoceri è Miriam Weissmann detta Midge, che negli anni Cinquanta, dopo aver scoperto che il marito la tradisce, esce di casa, si precipita nel locale dove lui ha sempre tentato una seconda carriera da stand-up comedian e improvvisa un monologo incredibile. Susie Myerson, che lavora lì, la sente e capisce che quella donna apparentemente perfetta ha del potenziale, e la aiuta a diventare "La fantastica signora Maisel" (2017-2023, creata da Amy Sherman-Palladino). Midge è dissacrante e sul palco parla di relazioni e di femminismo, non temendo nemmeno di dire le parole "proibite"" (anzi, il suo portafortuna è proprio il "Tette in su" che le dice sempre Susie prima di ogni esibizione). Ovviamente suscita reazioni contrastanti, specie da parte di chi le deve dare un palco in cui esibirsi, e dalle colleghe, convinte che essere se stesse ed essere belle sono due qualità che non giovano alla carriera, ma Midge è decisa, logorroica, ironica, organizzata, gentile ed elegante e non riesce proprio a passare inosservata...
La sua evoluzione è la Deborah Vance di "Hacks" (2021- in produzione, ideata da Lucia Aniello, Paul W.Downs, Jen Statsky): una stand up comedian che sta per essere licenziata dal suo show a Las Vegas finché non le affiancano una ragazza cresciuta artisticamente sui social network.
Infine cito le protagoniste di "Big bang theory" (2007-2019, ideata da Chuck Lorre, Bill Prady) che sono scienziate... anzi, a dire il vero le co-protagoniste Amy e Bernadette lo sono, perché la protagonista, Penny, ha una carriera diversa e un'evoluzione diversa. Ci viene infatti presentata già dalla prima puntata come il "big bang", ovvero la bella ragazza con aspirazioni da attrice (ma che fa la cameriera), un po' sciocca che porta scompiglio nella vita degli scienziati Sheldon e Leonard. Col procedere delle puntate, non solo impara molte nozioni, ma fa anche carriera come rappresentante di farmaci, arrivando a guadagnare più dei suoi amici, ai quali fornisce un punto di vista femminile sempre sferzante.
...ma ogni donna professionista si trova davanti a un bivio...
...amore o carriera?? Accade in un finale di stagione, come Joey che non parte per Parigi solo perché, dopo i primi 13 episodi, finalmente Dawson ha capito che lei non è solo un'amica e l'ha baciata (sto naturalmente parlando di "Dawson's creek"). Ma può anche capitare per un'intera serie, ovvero "Crazy ex girlfriend" (2015-2019, ideata da Rachel Bloom, Aline Brosh McKenna) il cui plot sta proprio nel fatto che Rebecca Bunch abbandona una carriera da avvocata (sta anche per diventare socia) a New York perché ha incontrato per caso il ragazzo di cui era innamorata in campeggio quando era adolescente e ha deciso di seguirlo a West Covina. Anche se lui non lo sa. E questa è solo la prima delle follie che la ragazza è disposta a fare pur di avere la vita che sognava da teenager. La serie segue quindi questo cadere di Rebecca da un guaio all'altro, tutto per amore.... e se da un lato risulta divertente e simpatico, dall'altro esplode anche il fatto che si tratta di un comportamento disfunzionale.
Le relazioni
Le donne delle serie tv sono fondamentalmente persone romantiche: amo te, voglio sposarti.
Ma nel 1998 imparano che si può fare sesso in modo più libero e meno tradizionale e parlarne apertamente con le amiche senza essere giudicate. E il serial che lo ha reso possibile è stato "Sex and the city" (1998-2004, ideato da Darren Starr) ed è piaciuto così tanto che poi sono usciti due film (del 2008 e del 2010 diretti da Michael Patrick King), un prequel dal titolo "The Carrie diaries" (2013-2014, ideato da Amy B. Harris) e un sequel dal titolo "And just like that" (2021 - 2025, ideato da Darren Star). Per me è stato una rivoluzione, una panoramica completa sulle relazioni umane finalmente osservate dal punto di vista di donne molto diverse tra loro: Carrie, alla ricerca del grande amore, Samantha, che non vuole relazioni serie ma solo divertirsi, Charlotte, che sogna di sposarsi e avere una famiglia, e Miranda, la donna in carriera. Nel corso delle stagioni le vediamo evolvere fino ad arrivare all'età in cui sono alle prese con menopausa, disfunzione erettile, cambiamenti nelle inclinazioni sessuali, problemi dei figli ecc. Insomma, sono definitivamente cresciute e noi lo abbiamo fatto con loro.
Una serie erede di "Sex and the city" è "Girls" (2012-2017, ideata da Lena Dunham) e ammetto che forse mi è piaciuta anche di più. Probabilmente perché è meno patinato e più simile alla mia vita in quegli anni di crescita: non indossavo alta moda, non facevo un lavoro ben pagato e avevo uomini molto meno affascinanti di Mr.Big.
Infine, segnalo la serie tv "Attrazione fatale" (2023, ideata da Alexandra Cunningham e Kevin J.Hynes) che riprende i personaggi del film del 1987 di Adrian Lyne ampliandoli. Qui infatti c'è molto di più che il coniglio in pentola: scopriamo il passato dei protagonisti e soprattutto c'è un futuro, con la figlia di Dan costretta a rivivere quella storia e a darle un significato, dopo la morte di Alex. Questa donna di cui abbiamo avuto paura, nel volto di Glenn Close, con quello di Lizzy Caplan è altrettanto pericolosa ma ha anche una psicologia più studiata.
Disposte a tutto
Quando una donna ha una famiglia che non la supporta, una carriera senza sbocchi, relazioni con uomini sbagliati e traumi alle spalle può anche essere disposta a tutto pur di tentare di essere felice.
Beth Boland è una di queste donne: scopre che il marito spende tutti i loro risparmi per mantenere le sue amanti. La sorella di Beth, Annie, è un'altra: ha una figlia (in transizione) da mantenere. La loro amica Ruby invece ha una figlia malata. Ed è in questo clima di disperazione che le tre tentano una strada che non avrebbero mai intrapreso: fare una rapina nel supermercato dove lavora Annie. Ma quel luogo in realtà è il punto di riciclaggio del malvivente Rio e della sua banda. Ed è così che le tre "Good girls" (2018-2021, ideata da Jenna Bans) diventano criminali.
Alex invece fa una scelta diversa. In "Maid" (2021, ideata da Molly Smith Metzler), dopo aver deciso di lasciare il fidanzato violento, prende la figlia e scappa. Senza un soldo, si fa aiutare e trova un appartamento e un lavoro come addetta alle pulizie.
I problemi personali di Piper Kerman sono dovuti al fatto che nonostante sia bella, bionda, con gli occhi chiari, newyorkese, di buona famiglia, prende una cotta per una donna e se ne innamora a tal punto che molla tutto e va a vivere con lei, condividendone anche l'attività di trafficante di droga. A un certo punto però si accorge che non è tagliata per questo genere di vita, così se ne va e si costruisce una carriera nuova e avvia una relazione con un bravo ragazzo. Dopo qualche anno arriva una lettera: è stata condannata a scontare un periodo di detenzione a causa del suo passato. Durante 15 mesi di carcere, Piper, a contatto con le diverse realtà dell'ambiente in cui è costretta a vivere, capisce ben presto che niente ti può preparare a un'esperienza simile, specie se sei una donna...e nessun∂ ti spiega come funziona. Per cui, appena scontata la pena, Kerman e tornata a casa, ha scritto "Orange is the new black" (2013-2019, ideata da Jenji Kohan), il cui titolo è riferito al cambio di colore del suo look, dal nero degli abitini alla moda all'arancione della divisa carceraria, e ha raccontato soprattutto le perquisizioni, le ispezioni delle cuccette e la fatica nello svolgere azioni che per noi sono la normalità come farsi la doccia e mangiare e comprarsi i generi di prima necessità. Il tema è talmente scottante e innovativo, in quanto vero e senza ipocrisie, che il libro viene trasformato in una serie televisiva dove Piper Kerman diventa Piper Chapman. E, stagione dopo stagione, noi viviamo con lei lo smarrimento iniziale, l'abituarsi alla vita carceraria e le lotte di potere. Appassionandoci ovviamente anche alle altre detenute: ognuna con la sua storia e il suo buio. Gli uomini sono pochi e decisamente ininfluenti: appaiono come guardie corrotte, fissate col sesso e convinte che possano approfittare della situazione (ottenendo prestazioni o sfogando la propria rabbia) o capi senza coraggio, che seguono le regole imposte da chi li paga e non si preoccupano mai di guardare veramente la situazione del carcere; obbediscono alle leggi dei soldi e del non volere problemi, non rendendosi conto che è proprio la noncuranza il vero problema. E quindi, mentre loro guardano da un'altra parte, le detenute di Litchfield si confrontano su problemi di sesso, di violenza, di razzismo (col Black Lives Matter che entra nella sceneggiatura creando un forte movimento di sensibilizzazione), di dipendenza da alcol e droghe, di molestie, di rapporto madre e figlia, di spiritualità e sono sottoposte a ricatti e omicidi. Offrendoci un ritratto variegato e completo delle donne disposte a tutto.
Un momento, però. Donne disposte a tutto in una realtà simile a quella attuale. Perché in un futuro che sembra distopico ma forse non lo è, le donne sono Mogli o Marte o Ancelle, ovvero sposate o governanti o tenute in casa del Comandante e della Moglie al solo scopo di procreare (ed è per questo che perdono anche il proprio nome). Ma la June/DiFred di "The handmaid's tale" (2017-2025, ideata da Bruce Miller) è decisa a tornare da marito e figlia ed è veramente disposta a qualsiasi sacrificio... anche per vendicarsi di coloro che hanno creato Gilead. Vedere questo serial fa soffrire perché non si può rimanere indifferenti davanti a torture e umiliazioni di ogni genere.
Ispirata a una storia vera
Piper Kerman non è l'unico volto reale prestato al mondo delle serie televisive. Ci sono altre attrici che hanno accettato ruoli tratti dalla cronaca, dall'arte, dalla scienza, dalla cultura:
- Lizzy Caplan è la pioniera della sessuologia Virginia Johnson in "Masters of sex" (2013-2016, ideata da Michelle Ashford),
- Jessica Lange e Susan Sarandon sono Joan Crawford e Bette Davis in "Feud" - stagione 1 (2017, ideata da Ryan Murphy) in cui si ripercorre appunto la faida delle due attrici sul set di "Che fine ha fatto Baby Jane?" (film del 1962 diretto da Robert Aldrich).
- Benedetta Porcaroli e Alice Pagani, in "Baby" (2018-2020, ideata da Antonio Le Fosse, Giacomo Mazzariol, Marco Raspanti, Romolo Re Salvador, Eleonora Trucchi), sono le liceali dei Parioli salite alla ribalta della cronaca nel 2013 per una denuncia di prostituzione;
- Cate Blanchett, Rose Byrne, Uzo Aduba, in "Mrs. America" (2022, ideata da Dahvi Walker) sono Phyllis Schlafly, Gloria Steinem, Shirley Chisholm, impegnate nel promuovere o contrastare l'approvazione dell'Equal Right Amendment,
- Renée Zellweger diventa Pam Hupp, la donna che uccise la vicina di casa per potersi permettere dei trattamenti di chirurgia estetica, in "The thing about Pam" (2022 ideata da Jessika Borsiczky e Jenny Klein),
- Ambrosia Caldarelli, in "Circeo" (2022, ideata da Flaminia Gressi), interpreta Donatella Colasanti, che nel 1975 fu sequestrata e sottoposta a sevizie insieme all'amica Rosaria Lopez;
- Amanda Seyfried, in "The dropout" (2022. ideata da Elizabeth Merriweather) è Elizabeth Holmes, una giovane imprenditrice la cui più grande invenzione si rivelerà una frode;
- Viola Davis, Michelle Pfeiffer e Gillian Anderson sono Michelle Obama, Betty Ford e Eleanor Roosevelt in "The first lady" (2022, ideata da Aaron Cooley) in cui raccontano la personalità della donna "dietro all'uomo più importante degli Stati Uniti" in tre epoche diverse,
- Micaela Ramazzotti, Valentina Bellè e Simonetta DiStefano sono "The good mothers" (2023, soggetto di Alex Perry), le donne che scelgono di "tradire" i loro uomini, appartenenti alla 'ndrangheta;
- Matilda De Angelis è la prima avvocata italiana in "La legge di Lidia Poet" (2023-2026, ideata da Guido Iuculano, Davide Orsini)

Un'altra realtà
Come i film e i libri, le serie tv hanno il potere di portarci in altre realtà, ovvero in versioni del mondo diverso da ciò che è. Dagli alieni fino al futuro distopico, le donne queste sono costrette a combattere e a rimanere vive in epoche e luoghi che non conosciamo: devono quindi tornare a imparare di chi fidarsi e cambiare ogni convinzione sia mai stata loro insegnata.
Inizio segnalando una serie che mi sta particolarmente a cuore e racchiude ogni terribile realtà si possa immaginare. La bellezza di "American horror story" (2011 - in produzione, ideata da Ryan Murphy e Brad Falchuck) sta nel fatto che ogni stagione è a sé stante ma gli interpreti sono sempre gli stessi; le attrici al comando sono Sarah Paulson, Lily Rabe, Billie Lourd, Leslie Grossman, Angelica Ross, Emma Roberts e Frances Conroy, con guest star di rilievo come Connie Britton, Jessica Lange, Kathy Bates, Angela Bassett, Lady Gaga, Joan Collins, Sharon Stone, Kaia Gerber, Kim Kardashian. Non c'è nessuno scenario reale o immaginario o distopico che non diventi un horror e non c'è alcuna persona di cui ci si possa davvero fidare; personalmente, a terrorizzarmi è quello che vedo ogni giorno sotto forma di discriminazione e che la serie esaspera, mescolando personaggi realmente esistiti a personaggi fittizi. Questo è uno dei motivi per cui "American horror story" scatena solo due generi di reazioni: o non riesci a guardarla, o la adori dalla prima all'ultima puntata, aspettando sempre con gioia l'arrivo di una nuova stagione.
Ma la prima "altra realtà" è quelle dei "Visitors" (1984-1985, ideata da Kenneth Johnson) che contrapponeva la temibile e affascinante mangiatrice di topi Diana, dalla pelle di lucertola, e la terrestre timida ma combattiva Juliet: bionda e occhi azzurri... quasi una guerra tra Barbie extraterrestri.
Negli anni '90 sugli alieni era già stato detto tutto per cui si è virato verso un altro tema cult. Prendendo probabilmente spunto dal film "Giovani streghe" (del 1996 diretto da Andrew Fleming) con il loro cerchio magico, Aaron Spelling e Constance M.Burge hanno inventato uno slogan che rimarrà per tutto il decennio nella mente di ogni ragazzina: "Il potere del trio coincide col mio". In "Streghe" (1998-2006, ideata da Constance M. Burge), infatti, le sorelle Halliwell, una volta ritrovatesi nella stessa casa di famiglia, scoprono di avere poteri eccezionali: Prue ha la telecinesi, Piper può fermare il tempo e Phoebe vede eventi del futuro.
E nel nuovo secolo è arrivata la Undici/Eleven di "Stranger things" (2016-2025, ideata da Duffer Brothers) che in realtà è umana, ma con poteri paranormali. La vediamo smarrita scappare da un laboratorio e trovare rifugio presso un gruppo di ragazzini, trovando anche una mamma adottiva molto in gamba. Undici è la bambina spaventata che siamo state (negli anni Ottanta, tra l'altro) e come lei abbiamo imparato a fidarci dei ragazzini e degli adulti, a temere e diventare amiche delle altre donne, diventando pian piano adulte. Ma noi siamo Undici anche quando combatte le forze oscure, perché anche noi ci siamo ritrovate a vivere nel buio e a dover gestire superpoteri che non credevamo di avere e che hanno voluto controllare al posto nostro.
E ora aspettiamo l'evoluzione....