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 Come apparecchi???

 Ognun∂ di noi almeno una volta nella vita si è messo davanti ai fornelli e ha deciso di cucinarsi qualcosa. E così. ci siamo organizzat3 per prepararci la pietanza preferita, o anche un semplice spuntino.

 Ma poi? Cos'è successo dopo? Abbiamo mangiato frettolosamente in cucina? Siamo andat3 a recuperare le suppellettili di plastica? O abbiamo predisposto la tavola con la tovaglia, il tovagliolo, il bicchiere, le posate e i piatti? E quali? Quelli che usiamo tutti i giorni o quelli del cosiddetto "servizio buono"?

 Perché anche apparecchiare è un'arte ed un segno distintivo di quale rapporto abbiamo con il cibo.

 Io, quando mangio da sola, amo la tovaglietta di plastica, quella dei Simpson con Homer che si riempie la bocca di pizza e, se mangio la pastasciutta, mi piace gustarla dal tegame, ancora caldo per il contatto col fuoco.

 Se sono in compagnia, invece, mi piace apparecchiare, e lo faccio a seconda di ciò che cucino: la pizza vuole il suo specifico cartone; una cena, decisa all'ultimo momento con quello che c'è in casa e con gli amici che cucinano insieme a me, richiede i tovaglioli di carta (per evitare di dover lavare stoffe usate solo una volta), ma soprattutto la tovaglia e le posate di tutti i giorni, che danno un tocco di "famiglia"; infine, se ho deciso con anticipo invitati e menù, è bello spolverare i bicchieri da acqua, da vino e da spumante, le terrine per il primo, la posateria d'argento e i piatti quadrati.

E ogni volta che compio queste operazioni penso a come quei semplici gesti facciano parte dell'evoluzione dell'uomo:

  • So che nell'antico Egitto i bicchieri si poggiavano per terra, che in Persia usavano piatti di porcellana e prendevano il cibo delicatamente con le dita della mano destra e che gli Etruschi stavano seduti, ma difficilmente in gruppo.
  • Durante il Medioevo i piatti erano comunemente fabbricati in stagno, ceramica, rame e legno, ma per le occasioni speciali in pietre preziose, le brocche in metallo, le bottiglie in vetro, i tovaglioli in tessuti e con disegni particolari e c'erano bacinelle dove pulirsi le mani tra una portata e l'altra.
  • Nel Rinascimento i ricchi apparecchiavano con ogni genere di suppellettile e dalle decorazioni più svariate, mentre i poveri usavano un minor numero di oggetti, semplici, poco vistosi.
  • Poi è nato il "servizio alla francese", sostituito nel XIXsecolo da quello "alla russa", con le varianti "all'inglese" e "all'italiana": il servizio alla francese prevedeva tutte le portate servite assieme e messe in tavola prima dell'arrivo degli invitati; in quello alla russa erano servite di volta in volta dai valletti, seguendo un ordine preciso, solo che in quello all'inglese le prendevano da un piatto di servizio comune, mentre in quello all'italiana i piatti erano portati in tavola già porzionati.


Adesso siamo arrivati ai cibi che non hanno bisogno di nessun servizio, ovvero al finger food che richiede solo l'uso delle mani. In questo modo si può tranquillamente passare da un tavolo da buffet all'altro, chiacchierando amabilmente con tutti gli ospiti presenti (non solo quelli seduti accanto a noi) e scegliere dai piatti di portata ciò che più ci aggrada, già predisposto, fra l'altro, in porzioni singole.


Ma non solo: l'uso delle mani è apprezzato per certi tipi di salume e frutta, per il formaggio a scaglie, per i crostini e per i fritti. Non dimentichiamo tra l'altro che "la regina Margherita mangiava il pollo con le dita"...almeno questo diciamo a casa mia quando si agguanta qualsiasi cibo con le mani...è la scusa che usi anche tu...vero????