Al fine di fornire la migliore esperienza online questo sito utilizza i cookies.

Utilizzando questo sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookies.

Newsletter !!!

 

Non considero i miei lettori followers o fans.... solo amici che conosco o non ho ancora conosciuto.

La newsletter ci permetterà di farci due chiacchiere tranquille, solo io e te

 

 

 

 

 

Vie d'uscita

 

 

 

PER LEGGERLA ↓

Click qui per iscriverti

 

 

 

 

 

0
0
0
s2sdefault

 Naufragio della Concordia.

 Una crociera è un'occasione di divertimento, di svago, di festeggiamento. Chi è salito sulla Concordia, in quelle vacanze del gennaio 2012, cercava solo questo... un allontanarsi dai problemi quotidiani e il trascorrere qualche giorno a circumnavigare il Mediterrano, tra Spagna, Francia e Italia, con amici e/o parenti.

Quando sei in nave, pensare al Titanic è quasi inevitabile. Pensi alle poche scialuppe di salvataggio, a Leonardo Di Caprio e Kate Winslet aggrappati a una porta, alle due persone anziane abbracciate nel letto, all'uomo che è rimasto in frac tutto il tempo, ai suonatori che hanno continuato a eseguire brani coi loro strumenti, al capitano che si è chiuso in cabina....

Per un attimo, l'intero film ti passa davanti agli occhi. Ma pensi anche: "No dai, è successo nel 1912... sono passati cent'anni, c'è la tecnologia, i telefonini, l'esperienza.. ci sono scialuppe per tutt3"

Eppure, il 13 gennaio 2012, è come se l'orologio avesse girato all'indietro e i passeggeri della nave da crociera Costa Concordia si sono ritrovati sul Titanic... a pochi metri dall'isola del Giglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 Nel 2021, per Chora Media, Pablo Trincia realizza un podcast, "IL DITO DI DIO - VOCI DALLA CONCORDIA", in cui racconta cosa sia successo in quei giorni.

 Il titolo è dovuto al fatto che la nave, dopo lo squarcio contro gli scogli e il naufragio, era diventata ingovernabile per cui avrebbe potuto prendere il largo e finire chissà dove, e invece si è appoggiata sul fianco, come se Dio le avesse messo un dito sopra per farla fermare alla Gabbianara usando il vento Grecale e le correnti.

 Il sottotitolo invece è semplice da comprendere. Assieme a quella narrante di Pablo Trincia ci sono infatti le voci di: Omar e Federica Brolli, che erano con i nonni per festeggiare il loro anniversario; Antonella Folco, in vacanza coi genitori; Alessia Sirigu, dalla Sardegna coi parenti; Stefania Trecarichi, che festeggiava il 50mo compleanno della madre Maria Grazia col fidanzato e un'amica della donna; Safaa Sikri, che partecipava a un talent per parrucchieri.

 Senti quelle voci raccontare di feste, di eventi, di sfarzo, di lusso, di risate e divertimento. E poi li senti raccontare di scosse come fosse il terremoto, del pavimento che si muove e si inclina diventando scivoloso, di stoviglie che cadono da tutte le parti, di camerieri e hostess nascost3 a piangere, della luce che si spegne e si riaccende, del panico, della paura di morire. Perché, soprattutto, si sentivano soli e abbandonati... non si capiva cosa fosse accaduto e nessuno li ha informati.

Molt3 sono sopravvissuti perché sconosciuti e persone dell'equipaggio, si sono dat3 da fare per aiutarli pur non avendo le necessarie competenze... e ti domandi quanti in più sarebbero vivi se la procedura di emergenza fosse stata attivata in tempo, se i passeggeri avessero potuto indossare i giubbotti, se fossero stati portati nei punti di raccolta, se fossero stati imbarcati sulle scialuppe.

La puntata 6 è un vero colpo al cuore... è difficile non commuoversi davanti al terrore di quelle voci... di chi, dalla nave, chiama con disperazione parenti e forze dell'ordine per chiedere un aiuto che non sentono arrivare da chi di dovere.

Ma ci sono anche le voci di chi è diventato protagonista successivamente di questa vicenda: Fabio Paoletti, uno dei sommozzatori che si è immerso per recuperare i corpi, ormai ridotti a spettri; Giorgio Fanciulli che assiste al passaggio della nave dal porto dell'Isola del Giglio e al suo strano percorso; Igor Volpini e la "polizia del mare" che vanno a vedere di persona e per primi si accorgono della gravità della situazione; Mario Pellegrini, il vicesindaco che sale sulla nave ad aiutare e poi, a terra, si dà da fare perché i naufraghi possano trovare coperte e un riparo.

La voce che manca è quella del comandante Francesco Schettino. Lo sentiamo, ma come non vorremmo sentirlo. Lo sentiamo tentennare, esitare, non dare ordini, rimanere incredulo. Lo sentiamo al processo dire che la manovra dell'inchino lui l'ha fatta bene, ma erano le informazioni dategli ad essere sbagliate, e che è arrivato al Giglio catapultato sul tetto di una scialuppa e che era intento a prestare aiuto a chi era sugli scogli (anche se molti lo hanno visto telefonare coi vestiti asciutti). Non lo sentiamo ammettere la verità, ovvero che il suo comportamento ha causato il naufragio di una nave "inaffondabile" e la morte di 32 persone, ma solo dire che il suo atteggiamento ha impedito che i dispersi fossero molti di più. Rimarrà di lui solo quel "Vada a bordo, cazzo" che ha segnato la fine della sua carriera.

 

 

 L'anno successivo, "ROMANZO DI UNA STRAGE" diventa un romanzo di Pablo Trincia pubblicato da Einaudi.

 Le voci diventano personaggi. Scopriamo chi sono e che vita facevano le persone citate nel podcast.

 Conosciamo anche Alexandar Udhayakumar, "macedonia man" perché sulla Concordia sbucciava e faceva a pezzettini la frutta (200-300 kg al giorno, ogni giorno un turno da 12 ore, gli consentivano di mandare a casa, in India, molti soldi e poter far sopravvivere anche la sua famiglia). Conosciamo Matteo Coppa, che aiuta un bambino tra la folla presente su quel porto e che rivedrà mesi dopo coi suoi genitori, venuti a ringraziarlo. Conosciamo i coniugi Roselli, che decidono di salvarsi a nuoto. Conosciamo Mara Parmegiani, che ha issato a bordo la collezione che ha creato in una vita di lavoro. Conosciamo l'ultima persona estratta viva dalla nave, l'hotel manager Manrico Giampedroni, e conosciamo l'ultimo corpo recuperato, quello di Russel Rebello, quando ormai la nave era stata tolta da quella posizione ed era pronta per essere smantellata, mesi dopo l'affondamento.

 Conosciamo meglio la Costa Concordia, il suo equipaggio e la sua storia, e anche quella del Titanic e del suo affondamento. 

 La parola scritta trova forza nei particolari che descrivono gli sguardi, i gesti, i dettagli.

 La manovra dell'inchino, che a sentirla potrebbe sembrare complessa, e tutto ciò che accade dopo l'urto, risulta più chiaro, più comprensibile... puoi farti un'idea precisissima di cosa è accaduto, ragionando su gradi e inclinazione... Una nave dotata di una strumentazione all'avanguardia, frutto di decenni, di secoli di conoscenze e di progressi, in pochi secondi contro una secca era diventata un enorme ingovernabile zatterone metallico privo di remi. 

 E leggere le bugie dette ai passeggeri e alla capitaneria di porto circa un semplice e controllabile blackout e un problema tecnico ai generatori, quando invece si stava cercando di capire se la nave sarebbe galleggiata o andata a fondo, fa male.

 Le descrizioni del comportamento disumano ed egoista di chi stava vivendo nel panico ci fanno domandare cosa sia insito nell'anima delle persone e Pablo Trincia ci risponde così: Per quanto avesse le sembianze di una bestia, quella disperazione era anche figlia del forte attaccamento alla vita di ogni essere umano, che se da un lato divideva, allo stesso tempo legava tutti i presenti a bordo, accomunati da un unico grande timore. Quello di smettere di esistere, di non tornare più a casa, di non vedere più i propri cari. 

Dopo la lettura, la conosciamo, la Costa Concordia: ogni angolo, ogni momento della vita di chi l'ha abitata ora fa parte della nostra memoria. E non li dimenticheremo più