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 Ho avuto a che fare coi Måneskin solo da “Morirò da re” in poi. Il che significa che mi sono persa la loro irresistibile ascesa a “X-Factor” e che non sono una di quelle cougar/milf che si ritrovano improvvisamente infatuate di un ragazzo da poco maggiorenne solo perché si mostra a petto nudo, si trucca ed è innegabilmente quello che in gergo viene chiamato “animale da palcoscenico”.

 Ecco perché credo che il mio giudizio sulla loro produzione artistica non sia filtrato da ciò che appare ma dipenda solo da ciò che ascolto, ignorando tutto di loro se non che sono una rock band molto brava e che mi hanno incuriosito come non mi capitava da quando ascoltai i The bastard sons of dioniso…ovvero quelli che escono da un talent ma in realtà lo usano solo come vetrina per mostrare ciò che già sono: bravi musicisti con qualcosa di originale da dire.

 

 

 

 

 

 

 

  "IL BALLO DELLA VITA" è un bell’esordio. In cui si insegue ovunque lo spettro di Marlena, che scompare e ricompare in molte delle canzoni. Un album che si distingue per i testi e per il ritmo, capace di cambiare ad ogni canzone. Ci sento influenze funky e rap, con ballad da cantare a squarciagola e tracks che ti fanno irresistibilmente battere il piede.

A me piace “L’altra dimensione”: ha un che di musica popolare che mi ricorda le feste di piazza in costume coi tamburelli, tipo una pizzica pugliese o un sirtaki greco. Ma siccome adoro i ritornelli, non posso scappare da “Fear for nobody” e da “Morirò da re”, che ti si piazzano in testa e non ti mollano. La voce di Damiano è riconoscibilissima, il basso di Victoria esplode in ogni nota.

 

 "TEATRO D'IRA - VOL. 1" arriva invece dopo una vittoria al Festival di Sanremo 2021 che ho caldeggiato. Un po' perché musicalmente avevano superato il test d'esordio, un po' perché "Zitti e buoni" mi ha fatto il solito effetto e per giorni non ho fatto altro che cantare "parla, la gente purtroppo parla / non sa di che cosa parla" perché la valuto una verità indiscutibile di questo periodo storico.

C'è rabbia in questo album? Nel sound, indubbiamente, e nel linguaggio, che non lascia il fianco scoperto a nessun tipo di gentilezza. Per ascoltarlo ci vuole il coraggio di sentirsi dire certe verità senza mezzi termini, con la voce di Damiano che urla di rabbia, il riff di chitarra di Thomas che ti squarcia l'anima e il suono combinato di Ethan e Victoria che cambia il ritmo in cui il sangue ti pulsa nelle vene.

Ci vuole sensibilità per ascoltare la storia di "Coraline" che "sente un mostro che la tiene in gabbia / che le ricopre la strada di mine / ho detto a Coraline che può crescere / prendere le sue cose e poi partire / ma Coraline non vuole mangiare, no / si Coraline vorrebbe sparire" E ti devi ricordare chi sei e cosa sei stato per immedesimarti nei "Vent'anni""Ti sto scrivendo adesso prima che sia troppo tardi / e farà male il dubbio di non essere nessuno / sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri / ma c'hai solo vent'anni".

I Måneskin sanno dunque come comunicare i ragazzi e la loro voglia di farsi conoscere agli adulti che faticano a capirlo. Aspetto una nuova lezione d'ira nel Volume 2.

 

 

 

Coinquilin* di paroleparole: