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 "Parole per Giulia"

 

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 La quarta ondata parte dagli anni 2000 e arriva a oggi.

 Ormai cosa sia il femminismo è chiaro, ma il titolo che gli dà nssg è giusto: è digitale. Molti diritti non sono ancora stati raggiunti ma si lotta attraverso internet. 

 Le piazze ormai si riempiono sempre meno e solo per eventi eccezionali. Scrivere usando blog e social è il modo più semplice e veloce per arrivare a tutt3. Ma purtroppo anche il meno "umano".

 Secondo me invece ci sarebbe bisogno di scendere in piazza, specie perché questa quarta ondata ha come temi principali di lotta il corpo e la violenza.

 Dopo decenni in cui il patriarcato ha provato a far tacere le donne usando la bellezza, con ottimi risultati, ora non funziona più: abbiamo capito che il corpo appartiene a noi e non alla politica, alla pubblicità e agli uomini che ci siamo scelte al fianco perché possano disporne a piacimento.

Ecco che allora è tempo di sfoggiare un'arma nuova, che ci sta destabilizzando tutte: il patriarcato usa il femminismo contro le donne. 

"Pronuncia" frasi come: "Eccola, una donna al potere" ma poi quella donna non si preoccupa dei diritti e la parola viene usata solo come accalappiavoti in campagna elettorale (tanto più che quella donna al potere vuole farsi chiamare "il" presidente).

"Inventa" slogan contro lo stupro e "dedica" anche una giornata contro di esso, con celebrazioni, ma poi annuncia l'ennesimo femminicidio usando il solito victim blaming, non ci sono fondi per la prevenzione (ma ci sono ancora giudici sessisti che usano il pregiudizio come parametro ufficiale per emettere una sentenza) e gli edifici che ospitano i centri antiviolenza vengono abbattuti e ricostruiti ma con un bando di gestione aperto (come è successo al "Lucha y siesta" a Roma).

"Accetta" l'esistenza di corpi differenti ma poi li chiama "non conformi" (ben attento a non spiegare mai cosa sia la conformità).

Per cui c'è ancora bisogno di lottare. Con ogni mezzo possibile. Con ciò che ognun∂ è in grado di dare. Il femminismo accetta tutte e tutti: è intersezionale. E questo nonostante esistano le TERF, le femministe radicali trans-escludenti, che a mio parere non dovrebbero chiamarsi femministe, ma maschiliste, perché non hanno capito che non si tratta di "noi contro loro" ma di " tutt3 a favore di tutt3". A intersecarsi non sono le persone, ma le oppressioni, ha detto Jennifer Guerra. 

Come fanno le "Pussy Riot", in piazza a seno nudo contro Putin, e le protagoniste di "Slutwalk", che camminano contro chi continua a dire che se le donne non si vestissero da troie non verrebbero stuprate, e del #MeToo.

Perché non si tratta solo di impedire alle altre persone di occupare il corpo delle donne, ma anche delle donne che si prendono la libertà di prendersi il piacere di possederlo. Le donne devono imparare a domandarsi cosa sia l'erotismo e soddisfarlo secondo i propri desideri, non quelli che ci sono stati insegnati e che ci servono per compiacere, ma i nostri.

Un'altra battaglia della quarta ondata che passa sempre attraverso il corpo è quello che riguarda l'aborto. Ebbene sì, amiche mie, tirate fuori i vestiti degli anni '70 perché siamo ancora lì, a lottare per poter decidere da sole cosa fare in caso di gravidanza e, nel caso si scelga di interromperlo, di poterlo fare in modo sicuro.

Nel 2002 si è molto discusso della sentenza Roe vs Wade perché la Corte Suprema degli Stati Uniti l'ha ribaltata non rendendo più l'aborto un diritto federale e in Italia un giorno sì e l'altro pure l'attuale governo deposita proposte antiabortiste.

Se i vestiti anni '70 non ti piacciono, puoi sempre indossare quelli medievali e rivolgere lo sguardo verso Paesi in cui si escludono le donne dalla vita pubblica... in Afghanistan non possono nemmeno frequentare l'università, mentre in Iran vengono uccise per strada se non indossano il velo (ricordi le proteste in tutto il mondo in cui ci si tagliava una ciocca di capelli per solidarietà? ecco, lo abbiamo fatto per quello).

E temo che questo sia solo l'inizio, purtroppo... 

 

Per saperne di più ti consiglio...

 

gruber basta

 

 La battaglia femminista ha bisogno di donne in politica, come spiega Lilli Gruber in "BASTA! - Il potere delle donne contro la politica del testosterone" (2019, Solferino), che scrive così: Il voto alle donne. Uno slogan antico che non è mai stato così attuale. Oggi, può salvarci la vita. 

 Capiamo il perché dall'inizio del libro: Ne abbiamo abbastanza di questa retorica del maschio da capire e compatire. Offende gli uomini quanto le donne. Dai dettagli più folkloristici, come l'episodio di Matteo Salvini che mi dice: "Ho i limiti di un maschietto", fino a quelli più gravi: chi ha detto che la virilità abbia a che fare con l'inaffidabilità o con la volgarità, o con le pulsioni incontrollabili? Basta. [-] Il tempo dei proverbi è finito ed è arrivato il tempo del cambiamento. Che è nelle mani delle donne. Non per una questione di femminismo, ma per una questione di civiltà. Quella che rischiamo di giocarci, insieme alla democrazia, alla pace sociale e all'abitabilità del pianeta Terra, a meno di una decisa invasione di rotta. [-] Ovunque leader autoritari hanno sfruttato emergenze e alimentato paure, per poter cavalcare l'onda di nazionalismo retrogrado, suprematismo bianco e populismo violento che avevano creato. 

 É precisa, Lilli Gruber, e decisa e non lascia spazio ad altre interpretazioni. Definisce volgarità, violenza e visibilità come protagoniste del dibattito politico internazionale... associate al concetto di virilità.

 Lei è giornalista e conduttrice di telegiornali e trasmissioni televisive. Ha avuto esperienza, nella sua carriera, di cosa significa lotte di potere e delle loro conseguenze, sia a livello di redazioni che di tribune politiche. Ne ha visto i risultati disastrosi, che trascendono il rispetto umano per scadere nei paragoni offensivi e nelle battute fuori luogo, fino ad arrivare a misure che sono la negazione stessa del sistema democratico che garantisce sicurezza e libertà. Lei stessa fu eletta la giornalista più desiderabile sessualmente e quando si autodefinì "telescopabile" ne nacque un polverone: Chiunque era autorizzato a dire di me ciò che voleva ma se riportavo chiaro e tondo il loro pensiero quella volgare ero io.

 Parla di invisibilità delle donne, che rimangono "dietro il divano" o "sotto la scrivania": Noi dobbiamo mostrare competenza e risultati, non gambe e scollature. E dobbiamo pretendere parità e gratificazioni, non omaggi e favori. Riportando al centro della discussione debito pubblico, tasse, disoccupazione, fuga dei giovani talenti, crescente disuguaglianza, scuole e ponti che crollano, territorio che si disgrega, catastrofe ambientale, violenza alimentata dal suprematismo bianco, deriva del capitalismo globale, corruzione.

I populisti hanno dichiarato guerra alle donne, perché si sono schierate a favore dei diversi. E questi populisti rispondono al nome di Donald Trump, Matteo Salvini, Viktor Orban, Boris Johnson, Recep Tayyip Erdogan, Vladimir Putin, Xi Jinping, Jair Bolsonaro. Uomini di potere disposti a tutto pur di mantenerlo, compreso l'usare violenza verbale e avere atteggiamenti aggressivi. L'Europa si trova in mezzo, come vero nemico di ogni aspirante tiranno perché è l'unica esperienza multinazionale riuscita di cooperazione politica, economica e culturale al cui centro c'è la difesa delle libertà individuali, incluse quelle femminili, che sono continuamente minacciate. [-] Ursula Von der Leyen è la prima donna a ricoprire la più potente carica politica del nostro continente. Non è solo un suggello del suo valore, è anche una risposta alle correnti anti-europeiste, alimentate dalle ideologie machiste. 

La discriminazione esiste però non solo in politica ma anche nello sport, in ambito ecclesiastico e in ogni altro campo dell'esistenza. Sono i numeri a dirlo: ci sono meno donne che uomini al potere e, quelle poche che ci sono, non hanno la stessa retribuzione degli uomini né fanno la stessa carriera.

Lilli Gruber pensa che forse un po' di quote rosa sarebbero utili, almeno all'inizio, per equilibrare la situazione e far comprendere che le competenze non hanno sesso: Ci vorranno più di cent'anni perché ci sia parità di genere: chi dice il contrario è ignorante o in malafede [-] Potrà cambiare la composizione del G20 ma non quella del conclave. La parità aiuterebbe anche a gestire meglio la situazione lavorativa ed economica delle famiglie. E si ridurrebbe la disparità di potere che porta a molti casi di violenza proprio tra partner o ex. E, a livello internazionale, si ridurrebbero le disuguaglianze sociali rendendo i Paesi più forti anche economicamente e orientati alle esportazioni (lo ha detto Christine Lagarde, a capo della Banca centrale europea).

Lilli Gruber ha quindi fiducia nell'Unione Europea, di cui ha fatto parte: Dare la colpa all'Ue è semplice. Per molti ha l'aspetto di un esercito di funzionari senza volto che succhiano il sangue dei bravi cittadini italiani. [-] Siamo un'esperienza unica nella storia del mondo. Un patto di Stati e di popoli che hanno deciso di proteggere insieme le libertà individuali e di costruire un benessere comune. [-] L'Europa è uno spazio di libertà e di opportunità che mette le donne al centro del suo progetto.