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autoflagellarsi

 

 Lo scopo dell'autoflagellazione è provare dolore.... punirti per renderti più forte.

 È una pratica medioevale caduta per fortuna in disuso... ma non del tutto. 

 Ci autoflagelliamo ancora quando, immaginando il futuro, pensiamo alla cosa peggiore che potrà capitarci: in pratica, varianti più o meno fantasiose di "verrò lasciat∂ da tutt∂ e morirò da sol∂ fra atroci sofferenze". Ci pensiamo talmente spesso, davanti a ogni ostacolo e/o momento down, che diventa non un pensiero ma una possibilità... una possibilità sempre più concreta... fino al punto che diventa quasi l'unico scenario possibile in vista.

 Perché lo facciamo? Per paura di ciò che accadrà.

 Ne siamo così terrorizzat∂ che l'unica soluzione logica sembra essere: "Se penso al peggio, andrà bene comunque perché se succede davvero, sarò preparat∂, se non succede, sarà un vero sollievo... io ne uscirò comunque vincente".

 E, in nome di questo ragionamento, per paura di ricevere un doloroso schiaffo, ci diamo ventimila frustate da sol∂ insultandoci pure mentre lo facciamo: pura autoflagellazione.

 C'è una cosa però che non consideriamo. Quello schiaffo ci farà male comunque... sarà doloroso anche se ce lo aspettiamo. Forse ne abbiamo pure bisogno. E, se deve arrivare, non c'è niente che possiamo fare per fermarlo... niente.

 Autoflagellarsi quindi non funziona. Meglio usare il tempo tra qui e il futuro per preparare una soluzione alternativa: un cosa faremo dopo aver ricevuto quello schiaffo e un cosa faremo se quello schiaffo non arriverà.... Semplicemente aspettando che accada, convint∂ che sarà l'occasione per imparare qualcosa, per conoscerci di più, per cambiare... 

 Prova ancora. Sbaglia ancora. Sbaglia meglio (Samuel Beckett)

Coinquilin* di mentecorpo: